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Le accise non si toccano, il Governo vaglia un bonus carburante

Stangata da 415 euro l’anno e stop ai tagli generalizzati: ecco perché il governo punta su bonus per redditi bassi e aiuti selettivi alle imprese

Le accise non si toccano, il Governo vaglia un bonus carburante
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Tommaso Giacomelli
Tommaso Giacomelli
Pubblicato il 16 mar 2026

La questione del rincaro dei prezzi del carburante in Italia non smette di tenere banco, perché stavolta non siamo soltanto di fronte a una perfida fluttuazione di mercato, ma al cospetto di una reale emergenza sociale ed economica innescata dalle violente tensioni in Medio Oriente. La gravità della situazione è certificata dai numeri rilevati a metà marzo: il prezzo medio del gasolio ha sfondato la soglia critica dei 2 euro al litro sulla rete stradale nazionale, toccando i 2,13 euro in autostrada, mentre la benzina si attesta stabilmente sopra quota 1,84 euro. Per giorni si è speculato sull’adozione delle accise mobili da parte del Governo per mettere una “toppa” al problema, ma questa ipotesi pare essere stata archiviata. Più probabile l’adozione di un bonus carburante.

Il peso del rincaro

Per comprendere quanto questa “fiammata” sul costo dei combustibili pesi in modo concreto sulle tasche degli italiani, è necessario guardare oltre i decimali. Rispetto al periodo antecedente allo scoppio del conflitto in Iran, il gasolio ha subito un’impennata di 32,3 centesimi al litro.

Tradotto in costi diretti per le famiglie, secondo le analisi del Codacons, un singolo pieno di diesel costa adesso 17,3 euro in più; su base annua, calcolando una media di due rifornimenti al mese, l’aggravio totale per ogni automobilista raggiunge la cifra di 415 euro. Si tratta di una sottrazione netta di potere d’acquisto che minaccia di alimentare una nuova spirale inflattiva attraverso l’aumento dei costi di trasporto.

Perché non si tagliano le accise?

Nonostante la pressione dell’opinione pubblica e la spinta delle opposizioni, il Governo presieduto da Giorgia Meloni sembra intenzionato a escludere un taglio lineare e generalizzato delle accise. Il Ministro delle Imprese, Adolfo Urso, ha motivato questa scelta con ragioni di carattere economico e storico: il precedente intervento del governo Draghi del 2022 ebbe un costo elevatissimo per le casse dello Stato, circa un miliardo di euro al mese, senza tuttavia riuscire a fermare la corsa dell’inflazione.

La posizione ufficiale dell’esecutivo è che un “universalismo fiscale” (lo sconto per tutti alla pompa) sia meno producente di una “strategia di protezione mirata”. Urso sottolinea che, in termini percentuali, l’incremento registrato in Italia è inferiore a quello di altri Paesi europei come Germania, Francia e Spagna, i quali non hanno comunque proceduto al taglio delle tasse sui carburanti.

L’idea bonus carburante

Dunque, senza lo sconto generalizzato, il Governo sta varando delle misure selettive da applicare prossimamente. Fra queste ci sono:

  • Bonus Benzina: un intervento compensativo destinato esclusivamente alle famiglie con redditi bassi, probabilmente con una soglia Isee inferiore ai 15.000 euro;
  • sostegno alle imprese: crediti d’imposta per gli autotrasportatori e le aziende più esposte al caro-energia, per evitare che i rincari si scarichino sui prezzi finali dei prodotti;
  • accisa mobile: nonostante al momento sia quasi tramontata, sul tavolo resta cautamente l’ipotesi di attivare questo meccanismo tecnico, che consentirebbe di ridurre le accise compensando la perdita con il maggior gettito IVA derivante dall’aumento dei prezzi del greggio. Tuttavia, l’attivazione dipende dalle valutazioni del Ministero dell’Economia e delle Finanze.

Questa strategia della “prudenza di bilancio” è duramente contestata. Il Codacons definisce i bonus dei “palliativi inutili”, sostenendo che il taglio delle accise del 2022 portò in realtà un risparmio immediato di 4 miliardi di euro per la collettività e un calo dello 0,5% dell’inflazione. Parallelamente, l’opposizione chiede la restituzione immediata ai cittadini dell’extragettito IVA. Il tempo, tuttavia, gioca contro la politica: con i prezzi stabilmente sopra i 2 euro, il rischio per l’esecutivo è di apparire tecnicamente corretto nei conti ma socialmente lento nella risposta. Le prossime settimane, e gli esiti del Consiglio Europeo del 19 e 20 marzo, saranno determinanti per capire se questa “architettura di protezione” mirata sarà sufficiente a contenere il malcontento e la crisi dei consumi.

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