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Auto senza assicurazione: Salvini vuole le telecamere, ma c'è il nodo privacy

Usare le telecamere già esistenti per controllare chi non è in regola. Ma a oggi non si può fare.

Auto senza assicurazione: Salvini vuole le telecamere, ma c'è il nodo privacy
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Daniele Di Geronimo
Daniele Di Geronimo
Pubblicato il 12 mar 2026

Nel 2024 circa 2,9 milioni di veicoli italiani circolavano senza copertura RC Auto. È il 6,1% del parco circolante nazionale. Un dato in crescita del 23,4% rispetto al 2022. Un problema ormai culturalmente radicato in Italia contro il quale in questi anni non si è riusciti a porvi rimedio. Ora arriva una nuova proposta, più rigida, del Ministro delle Infrastrutture Matteo Salvini. Durante il question time alla Camera ha annunciato la volontà di far approvare un sistema di controllo automatico che utilizzi le telecamere già installate sulle strade. Sebbene l’idea sia molto chiara, il percorso che porta alla sua reale applicazione presenta ostacoli concreti. Ostacoli che rendono la scadenza estiva indicata da Salvini difficile da rispettare.

Il costo che pagano gli automobilisti onesti

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Ogni veicolo non assicurato vale in media 460 euro di premio non versato. Moltiplicato per 2,9 milioni, il risultato sfiora 1,3 miliardi di euro sottratti ogni anno al sistema assicurativo. Chi paga le conseguenze? Chi è in regola che si ritrova a pagare polizze più alte. Sul versante dei risarcimenti, il rendiconto relativo al 2024 registra oltre 50.000 indennizzi erogati dal Fondo di Garanzia per le Vittime della Strada, finanziato da una quota del 2,5% applicata su ogni premio RC Auto versato in Italia. Chi paga la polizza copre, in parte, i danni causati da chi non lo fa.

Il fenomeno non è più geograficamente circoscritto. La Campania mantiene il tasso più alto, al 10,6% dei veicoli in circolazione, seguita dalla Sicilia con l’8,8%. Il dato più significativo degli ultimi anni, però, riguarda il Nord. Tra il 2021 e il 2024 i veicoli non assicurati nelle regioni settentrionali sono cresciuti del 53,5%, quasi il doppio dell’incremento medio nazionale.

La proposta di Salvini

L’idea avanzata da Salvini non è nuova. Una norma del 2015 prevedeva già la possibilità di collegare autovelox e varchi ZTL alle banche dati della Motorizzazione Civile e delle compagnie assicurative per verificare automaticamente la copertura assicurativa. Un normale controllo incrociato, insomma facilmente realizzabile considerando le moderne tecnologie. Il problema è che quel sistema non è mai entrato in funzione. Il motivo è di natura tecnica. Nessun dispositivo in commercio ha ottenuto l’omologazione specifica del Ministero delle Infrastrutture per rilevare la mancata copertura. Senza quella omologazione, le telecamere possono segnalare un veicolo potenzialmente irregolare, ma non emettere sanzioni in automatico. Per quello serve ancora un agente presente fisicamente sul posto.

A questo si aggiunge il nodo della privacy. Il Garante ha ribadito in più provvedimenti che i sistemi di videosorveglianza possono raccogliere ed elaborare solo i dati strettamente pertinenti alle finalità per cui sono stati omologati. Un autovelox installato per rilevare eccessi di velocità non può essere usato per scansionare sistematicamente tutte le targhe in transito alla ricerca di veicoli non assicurati, in assenza di una violazione che giustifichi il controllo.

Il governo vuole quindi varare una norma di legge che attribuisca alle telecamere una finalità autonoma e specifica, con nuova omologazione e base giuridica esplicita, elaborata dal Ministero delle Imprese con il coinvolgimento dell’IVASS (Istituto per la vigilanza sulle assicurazioni) e del Garante. C’è però l’ostacolo cronologico. Ogni passaggio richiede tempo. Trovare l’equilibrio tra il contrasto all’evasione e le tutele GDPR, ottenere il parere del Garante, ridefinire i protocolli di accesso alle banche dati assicurative in tempo reale e procedere alle omologazioni non è un’operazione che si chiude in pochi mesi.

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