L’Ingegnere Volante torna sulla Via Appia: in mostra l’archivio di Piero Taruffi
Dal Bisiluro Tarf ai progetti aerodinamici, documenti, trofei e oggetti personali raccontano per la prima volta al pubblico la storia di uno dei più visionari ingegneri e piloti italiani
C’è un luogo che più di altri lega la storia millenaria dell’ingegneria italiana a quella, molto più recente, della velocità. È la Via Appia Antica, dove settant’anni fa Piero Taruffi portò il suo futuristico Bisiluro Tarf oltre i 300 km/h, trasformando per qualche istante un’antica strada romana in un laboratorio per la ricerca della massima velocità.
Ed è proprio lì che da oggi torna idealmente protagonista della mostra “L’Ingegnere Volante. Taruffi torna sulla Via Appia Antica”, ospitata fino all’8 novembre 2026 al Casale di Santa Maria Nova, all’interno del complesso della Villa dei Quintili e del Parco Archeologico dell’Appia Antica.
L’esposizione ha un elemento di particolare interesse per gli appassionati di motori: per la prima volta viene aperto al pubblico l’archivio privato di Piero Taruffi, oggi appartenente al collezionista Corrado Lopresto, che lo ha acquisito dalla figlia Prisca Taruffi. Non si tratta soltanto di una raccolta di memorabilia: nei materiali esposti emerge il metodo di lavoro di un uomo che ha interpretato l’automobile molto prima che aerodinamica, sperimentazione e ricerca della performance diventassero elementi centrali dello sviluppo automobilistico.
Taruffi, quando la velocità diventava ingegneria
Ingegnere, aerodinamista, pilota e inventore, Taruffi è stato uno dei personaggi più originali della storia dell’automobilismo italiano. La sua attività non si limitava infatti alla guida: ogni record era il risultato di una continua ricerca tecnica, di studi sull’aerodinamica e di soluzioni progettuali spesso decisamente avanti rispetto ai tempi. Tra il 1952 e il 1954 la Via Appia Antica e la cosiddetta “Fettuccia di Terracina” diventarono per Taruffi un vero banco di prova. Il lungo rettilineo offriva le condizioni ideali per sperimentare nuove soluzioni e tentare di spingere sempre più in alto il limite della velocità.
La scelta dell’Appia non fu casuale. Taruffi cercava un tracciato il più possibile rettilineo, regolare e affidabile. Qualità che, curiosamente, erano le stesse che avevano reso straordinaria la strada costruita dai Romani nel 312 a.C. A distanza di oltre venti secoli, la “regina viarum" si trasformava così, almeno per un tratto, in una sorta di “autostrada dell’antichità” al servizio della sperimentazione automobilistica. Ed è proprio questo il filo conduttore più interessante della mostra: due epoche lontanissime che si incontrano attraverso l’ingegneria, da una parte la straordinaria capacità costruttiva dei Romani, dall’altra la ricerca di Taruffi, sempre orientata a superare i limiti conosciuti.
Il Bisiluro Tarf e la corsa oltre i 300 km/h
Tra i protagonisti del racconto non poteva mancare il Bisiluro Tar, una delle creazioni più celebri e riconoscibili di Taruffi. La vettura, caratterizzata dalla particolare configurazione a doppio corpo, rappresentava perfettamente la sua idea di automobile da record: non una semplice macchina da corsa, ma un laboratorio mobile nel quale sperimentare forme, soluzioni aerodinamiche e tecnologie destinate a spingere sempre più avanti il limite prestazionale.
Sulla Via Appia Taruffi arrivò a superare i 300 km/h, entrando ancora una volta nella storia della velocità. Un risultato che assume oggi un significato ancora più particolare se si considera il luogo nel quale venne ottenuto: una strada nata più di duemila anni prima per collegare Roma ai territori del Mezzogiorno.
Un archivio che racconta l’uomo, oltre il pilota
La mostra permette però di andare oltre i numeri e i record. Il valore dell’archivio sta soprattutto nella possibilità di conoscere Taruffi attraverso i materiali che ne hanno accompagnato il lavoro e la vita. Diari, progetti tecnici, modelli realizzati per la galleria del vento, contratti, telegrammi, fotografie, trofei e oggetti personali costruiscono un ritratto più completo dell’uomo che si nascondeva dietro al pilota. Ne emerge la figura di uno sperimentatore instancabile, capace di muoversi tra progettazione, tecnica e competizione con una mentalità che oggi definiremmo quasi multidisciplinare.
Per un mese la Via Appia a Roma torna dunque a parlare di velocità. Non attraverso il rumore di un motore, ma attraverso i documenti e le idee di Piero Taruffi, l’Ingegnere Volante che su questa antica strada cercò, ancora una volta, di spostare un po’ più avanti il limite dell’automobile.