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Caro carburanti, il taglio delle accise scade il 7 aprile: pericolo salasso

Dalla scadenza del 7 aprile allo spettro del diesel a 2,5 euro: perché la fine del taglio delle accise rischia di trasformarsi in un salasso

Caro carburanti, il taglio delle accise scade il 7 aprile: pericolo salasso
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Tommaso Giacomelli
Tommaso Giacomelli
Pubblicato il 31 mar 2026

Gli automobilisti italiani hanno fissato nel calendario una data che li preoccupa non poco e che si sta avvicinando a grandi falcate: il 7 aprile. È in quel giorno che la misura varata dal governo, cioè il taglio delle accise di circa 25 centesimi, scadrà i suoi effetti dopo i preventivati 20 giorni di azione. Questa manovra atta a dare respiro ai cittadini potrebbe essere presto un ricordo, per lasciare spazio a uno scenario di incertezza che si consuma tra le corsie delle stazioni di servizio e le borse internazionali. L’ombra di un nuovo balzo in alto dei prezzi si staglia all’orizzonte, ma vediamo meglio le ipotesi che potrebbero realmente verificarsi.

Lo scenario internazionale e il bonus divorato

Ormai lo sappiamo bene, la radice di questa tensione è da ritrovare lontano dai confini nazionali, bensì nei mercati internazionali dove la guerra in Iran continua a scaraventare in alto le quotazioni del greggio. Con il petrolio Brent che oscilla intorno ai 110 dollari al barile, la reazione a catena sui listini alla pompa è stata fulminea e dirompente. Questa situazione allarmante sta di fatto “divorando” il bonus del taglio delle accise deciso dall’esecutivo: i rincari costanti hanno reso la misura quasi del tutto inefficace ancor prima della sua scadenza naturale.

Se il governo non dovesse optare per un rinnovo della misura e se non si registrerà un’inversione di tendenza nelle crisi mediorientali, le conseguenze saranno dure. Senza lo sconto fiscale, che il Codacons quantifica in 0,305 euro al litro (includendo l’effetto dell’IVA sulle accise), i prezzi attuali subirebbero un’impennata istantanea.

Le proiezioni del salasso

Gli scenari ipotizzati per il dopo-Pasqua sono allarmistici, inutile girarci intorno. Secondo le associazioni dei consumatori, il prezzo medio del gasolio potrebbe schizzare sopra i 2,3 euro al litro sulla rete ordinaria, mentre la benzina toccherebbe quota 1,99 euro. Tuttavia, c’è addirittura di peggio: le stime più recenti suggeriscono che, con il persistere dei rialzi, il diesel potrebbe spingersi in modo veloce verso la soglia dei 2,5 euro al litro lungo tutto lo Stivale.

Per avere un termine di paragone, è sufficiente osservare i dati del 30 marzo: senza il risparmio fiscale, la benzina sarebbe già oggi a 2,051 euro e il diesel a ben 2,360 euro (sfiorando i 2,423 euro in autostrada). Odiernamente, le rilevazioni mostrano già picchi significativi, con il gasolio che a Bolzano ha raggiunto i 2,094 euro al litro e la benzina in Basilicata a 1,779 euro. In autostrada, il costo del diesel ha già superato in media i 2,118 euro.

Un futuro sospeso tra politica e mercato

In questo scenario di attesa, le compagnie petrolifere non restano a guardare. Le rilevazioni di Staffetta Quotidiana evidenziano come i prezzi consigliati siano in costante crescita: IP e Q8 hanno alzato il gasolio di un centesimo, mentre Tamoil ha spinto la benzina su di due centesimi e il diesel di cinque. Persino gli “sconti Eni”, che avevano mantenuto i prezzi sotto la concorrenza per settimane, vengono riassorbiti in modo progressivo dai rialzi di mercato.

Il destino degli spostamenti degli italiani resta dunque nelle mani dell’esecutivo. Sebbene le associazioni di categoria come Figisc-Confcommercio abbiano chiesto a gran voce una proroga, l’ipotesi non sembra ancora aver trovato conferme ufficiali, nonostante il vertice del 27 marzo tra il presidente Giorgia Meloni e i vicepresidenti Salvini e Tajani. Senza un nuovo intervento, la fine della misura il 7 aprile segnerà l’inizio di una fase ancora più dura, trasformando ogni rifornimento in un vero e proprio esercizio di sopravvivenza economica per milioni di cittadini.

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