"Pedala" a 40 km/h sulla bici elettrica: multa di 600 euro e mezzo sequestato
Le biciclette elettriche hanno dei limiti ben precisi. Non rispettarli, ovviamente, provoca delle conseguenze.
A San Lazzaro di Savena, nel Bolognese, un uomo di 30 anni è stato fermato dalla polizia locale mentre era in sella a una bici elettrica. Il motivo del fermo? Andava a 40 chilometri orari. Il verbale è da 600 euro e il mezzo è stato sequestrato. Un episodio di cronaca che vale la pena raccontare, perché dietro c’è una norma del Codice della Strada che molti di coloro che utilizzano le e-bike ignorano. Anche perché quello di San Lazzaro in Savena non è un caso isolato. Abbiamo già raccontato di come le bici elettriche modificate per superare i 25 km/h sono una presenza sempre più comune nelle città italiane, soprattutto tra i rider del food delivery.
Quando l’e-bike smette di essere una bicicletta
Il Codice della Strada (articolo 50) è molto chiaro: una bicicletta a pedalata assistita è equiparata a una bici tradizionale solo se rispetta due limiti precisi. Il motore elettrico non può superare i 250 W di potenza e l’assistenza deve interrompersi quando si raggiungono i 25 km/h, o nel momento in cui il ciclista smette di pedalare. Superata questa soglia, il mezzo cambia categoria a tutti gli effetti e viene equiparato a un ciclomotore. Le conseguenze sono immediate. Servono targa, assicurazione RC, casco omologato e patente, esattamente come per uno scooter.
Nel caso di San Lazzaro di Savena, la bici non era correttamente omologata per la circolazione su strada ed era sprovvista di copertura assicurativa. Due violazioni che, sommate, hanno prodotto il verbale da 600 euro e il sequestro del veicolo.
Le sanzioni per chi modifica la bici elettrica
Il caso bolognese riguarda un mezzo non omologato, ma vale la pena ricordare cosa succede anche a chi acquista una e-bike regolare e decide di modificarla per farle superare i 25 km/h. In questo caso le sanzioni sono decisamente più severe. Le multe previste vanno da 1.000 a 4.500 euro, e la bici viene comunque trattata come un ciclomotore privo dei requisiti di legge. A cui si aggiungono le contestazioni per assenza di assicurazione, casco e patente.
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