Il paradosso dell’autoriparazione: più auto in circolazione, ma le officine chiudono
I dati dell'Ufficio Studi della CGIA descrivono la crisi del settore della riparazione indipendente in Italia, nonostante una forte domanda data dall'età elevata del circolante.
Il mercato dell’autoriparazione in Italia si trova ad affrontare un singolare – e preoccupante – paradosso. Nonostante il nostro Paese abbia la maggiore densità automobilistica d’Europa con 701 vetture ogni 1000 abitanti e un parco circolante che supera i 41,3 milioni di veicoli, le autofficine indipendenti stanno vivendo una crisi sistemica. La forte domanda non basta a compensare le criticità e così, negli ultimi dieci anni, oltre 8.400 imprese del settore sono scomparse.
Circolante da record, anche di anzianità
Nell’ultimo decennio in Italia il numero di veicoli è cresciuto dell’11,5%, ma a questa espansione quantitativa si accompagna un progressivo invecchiamento del parco circolante. Quasi il 24,3% dei veicoli ha più di vent’anni: in Europa solo la Spagna fa peggio con il 25,6%, la Francia ha solo il 12,5% di veicoli ultraventennali, mentre la Germania il 10%.
La crisi degli indipendenti
Un grande numero di veicoli in circolazione e un’anzianità elevata si riflettono inevitabilmente sulla domanda di riparazioni, che è effettivamente molto alta. Molte realtà indipendenti non riescono però ad approfittare di questo positivo momento nel mercato dell’autoriparazione. Tra il 2014 e il 2024, le aziende del settore autoriparativo sono diminuite da circa 83.700 a 75.284, con una contrazione del 10%. A livello regionale, le cessazioni di attività si registrano maggiormente in Abruzzo (-16,2%), Puglia (-15,9%) e Marche (-15,6%).
Le cause della crisi
Secondo l’analisi effettuata dall’Ufficio Studi della CGIA, diverse cause strutturali stanno schiacciando i piccoli autoriparatori:
- costi di gestione: l’aumento delle bollette energetiche, degli affitti e dei costi per lo smaltimento dei rifiuti speciali diminuiscono i margini per le imprese del settore.
- evoluzione tecnologica: l’evoluzione delle auto negli ultimi anni richiede ingenti investimenti per l’aggiornamento tecnologico delle officine (software di diagnosi, calibrazione ADAS, ecc.) e per la formazione degli addetti. Anche l’avvento delle motorizzazioni elettrificate richiede un costoso aggiornamento strutturale per poter operare su questo tipo di veicoli.
- ricambio generazionale difficile: le nuove generazioni manifestano disinteresse per i lavori manuali come quello dell’officina, nonostante il mestiere sia cambiato all’insegna dell’innovazione e della tecnologia.
- concorrenza delle grandi reti: i network di officine e di concessionarie dominano il mercato e chi ne rimane fuori fa fatica a rimanere competitivo.
- e-commerce di ricambistica: l’acquisto di ricambi online da parte degli automobilisti riducono ulteriormente i margini degli indipendenti.
Le possibili soluzioni
Ovviamente nel settore non mancano realtà che sono state in grado di investire negli anni passati e che oggi si trovano nelle condizioni di poter trarre il massimo dalla forte domanda di riparazione nel nostro Paese, con ottimi risultati in termini di fatturato.
Ma per salvaguardare le tante piccole realtà italiane in difficoltà, la CGIA ritiene urgenti l’introduzione di sostegni agli investimenti, incentivi per la formazione tecnica e politiche mirate alla valorizzazione del mestiere dell’autoriparatore.