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Oltre 580.000 km su una sola moto: l'incredibile impresa con una monocilindrica

Dal 1984 Benno e Thecla Graas hanno percorso 580.000 km su una Royal Enfield Bullet 350. Un’epopea tra deserto, riparazioni e la ricerca della libertà assoluta

Oltre 580.000 km su una sola moto: l'incredibile impresa con una monocilindrica
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Riccardo Mantica
Riccardo Mantica
Pubblicato il 13 ott 2026

C’è chi la passione per le due ruote la coltiva nel garage di casa, chi nel weekend fuori porta e chi scopre, da un giorno all’altro, che l’unico modo per alimentarla davvero è non fermarsi più. Ed è stato proprio così per Benno Graas. La svolta? E’ arrivata oltre 40 anni fa, nel 1984. Da allora, insieme alla moglie Thecla, ha macinato più di 580.000 chilometri in sella a una Royal Enfield Bullet 350 del 1982. In pratica, l’equivalente di dodici giri completi intorno al pianeta a bordo di un mezzo che, sulla carta, avrebbe fatto passare la voglia di superare persino i confini provinciali.

La meccanica dell’essenziale e l’inganno dell’originalità

Chiunque sogni un’impresa del genere deve fare i conti con la realtà dei fatti. Delle moto uscite dalla fabbrica oltre quarant’anni fa, oggi resta ben poco. Salire in sella a una classica e pensare di fare il giro del mondo senza metterci le mani è pura utopia.

Sulla Bullet di Graas, fatta eccezione per alcuni tratti della carrozzeria e per i due passeggeri, non c’è più un singolo pezzo originale, né nel motore né nella trasmissione. Il vero segreto di una durata simile non risiede nella perfezione di serie, ma nella semplicità architetturale. Il monocilindrico indiano da 350 cc (del 1982) eroga appena 17 cavalli, funziona a carburatore e sfrutta un motore a corsa lunga che gira a regimi bassissimi.

Una struttura concepita per privilegio della robustezza sulle prestazioni, ben lontana dai ritmi esasperati dei monocilindrici moderni da fuoristrada. Ma per farla funzionare a lungo serve una precondizione fondamentale: essere meccanici d’esperienza, pronti ad adattarsi e a smontare il mezzo a bordo strada.

Dai fiorini olandesi al primo rodaggio nell’Est Europa

La storia tra Benno e la sua Royal Enfield nasce quasi per caso nel 1982. Tre anni prima aveva rischiato di smettere per sempre con le moto dopo un brutto incidente a bordo di una Triumph Tiger. Poi, la vista di quella Bullet in una vetrina dell’Olanda Settentrionale ha cambiato tutto. Il prezzo era un affare. Parliamo di 4.495 fiorini, circa 12.800 franchi dell’epoca o poco meno di 2.000 euro odierni. Un piccolo investimento per portarsi a casa un monocilindrico di progettazione britannica ma già assemblato in India.

I primi 8.000 chilometri attraverso Ucraina, Polonia e Cecoslovacchia sono serviti da rodaggio sia per la moto che per il pilota. È al rientro da quel primo viaggio che Benno comincia ad mettere mano al veicolo, eliminando il superfluo e modificando ciò che non reggeva la strada. La spinta decisiva per alzare la posta arriva però poco dopo, durante un itinerario nel Nord Africa: l’incontro con altri viaggiatori e la costante disponibilità della gente locale nell’offrire aiuto spingono la coppia a lasciare definitivamente i percorsi battuti.

Il “Re del Sahara" e le sfide estreme ai confini del mondo

Nel 1986 la coppia intraprende una serie di viaggi quasi frenetici. Iniziano persino a viaggiare in autostop per sette mesi verso Damasco, finché non capiscono che l’unica cosa da fare è tornare a casa, accendere la moto e ripartire.

Durante una traversata del deserto verso Timbuctu, la stampa francese arriva a definire Benno “il Re del Sahara“. Mentre la sua leggera Royal Enfield galleggiava sulle dune, la BMW Dakar di un compagno di viaggio continuava a insabbiarsi a ogni chilometro.

Non sono mancati i momenti critici. Nel 1992 Thecla viene ricoverata d’urgenza in Tanzania per una grave forma di malaria. Superato l’ostacolo, i due concedono una pausa alla moto per visitare il Tibet, per poi riprenderla subito dopo in un viaggio di sette mesi che li porta dall’Alaska fino a Città del Messico.

La Bullet ha attraversato la Patagonia e il Pantanal brasiliano, è salita sui camion per superare l’Amazzonia ed è finita sulle stive delle barche lungo il Nilo. Sulle montagne delle Andes peruviane, l’aria rarefatta ha costretto la coppia a spingere il mezzo a piedi. Un episodio che Benno ricorda con amara ironia: “Persino le farfalle andavano più veloci di noi".

Alla fine di decenni passati sulla strada, ciò che resta non è solo il conto dei chilometri, ma la consapevolezza di aver vissuto pienamente. Come ama ripetere lo stesso Benno: “Avrei preferito farmi sbranare da cinque leoni piuttosto che rimanere a casa a pensare al viaggio“. Applausi…

Photo credit: Benno Grass per Das Motorrad  

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