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Crisi carburanti, l'UE chiede misure drastiche: "Possibili interruzioni nell'approvvigionamento"

Il commissario UE all'Energia Jørgensen ha scritto ai 27 ministri chiedendo di valutare misure volontarie per ridurre i consumi nei trasporti

Crisi carburanti, l'UE chiede misure drastiche: "Possibili interruzioni nell'approvvigionamento"
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Daniele Di Geronimo
Daniele Di Geronimo
Pubblicato il 1 apr 2026

L’emergenza carburanti dovuta alle tensioni internazionali continua. E, anche non sapendo le tempistiche di una possibile risoluzione, l’Unione europea corre ai ripari. O, almeno, prova a farlo. Il 31 marzo il commissario europeo all’Energia Dan Jørgensen ha inviato una lettera ai 27 ministri dell’Energia dell’Unione, riuniti in videoconferenza per un Consiglio straordinario sulla crisi energetica in corso. Il messaggio è stato molto chiaro. L’approvvigionamento di petrolio e prodotti raffinati è ancora garantito, ma l’Europa deve prepararsi a una possibile interruzione prolungata.

Anche se domani tornasse la pace, non torneremo comunque alla normalità nel prossimo futuro”, ha dichiarato Jørgensen in conferenza stampa dopo la riunione. E per farlo, Bruxelles chiede agli Stati membri di agire sulla domanda, a partire dai trasporti.

Le misure sul tavolo

Le raccomandazioni riprendono il decalogo pubblicato il 20 marzo dall’Agenzia Internazionale dell’Energia e includono misure concrete che riguardano direttamente chi usa l’auto ogni giorno. Si va dallo smart working dove possibile per ridurre gli spostamenti casa-lavoro, alla riduzione dei limiti di velocità in autostrada di almeno 10 km/h, passando per la limitazione dei voli non necessari, la promozione del trasporto pubblico, l’accesso alternato alle auto private nelle città e gli incentivi al car sharing. Si sta valutando anche l’ipotesi delle “domeniche a piedi”, come possibile strumento volontario che gli Stati potrebbero adottare.

Vale la pena precisare che si tratta di raccomandazioni, non di obblighi. Nessuno Stato membro è tenuto ad applicarle tutte, e lo stesso Jørgensen ha riconosciuto che ogni Paese valuterà le misure più adatte alla propria situazione. La Commissione sta preparando un pacchetto di interventi che sarà presentato molto presto e includerà strumenti per disaccoppiare i prezzi del gas da quelli dell’elettricità, possibili tagli alle tasse sull’elettricità e sostegno diretto a famiglie e imprese in difficoltà.

La situazione internazionale…

Dall’inizio della guerra in Medio Oriente e dal blocco dello Stretto di Hormuz il prezzo del petrolio in Europa è salito del 60% e quello del gas del 70%. La bolletta per i combustibili fossili importati è aumentata di 14 miliardi di euro dall’inizio del conflitto. Per l’Italia la situazione è particolarmente delicata sul fronte del gasolio. Secondo i dati dell’Unione Energie per la Mobilità (UNEM), infatti, il 57% del diesel importato nel nostro Paese transita per lo Stretto di Hormuz. Anche il mercato del jet fuel inizia a mostrare segnali di tensione, con le importazioni europee già in calo a marzo.

…e quella italiana

Gli automobilisti italiani arrivano a questa crisi già in una condizione di pressione. Dal primo gennaio 2026 è entrato in vigore il riallineamento delle accise, con un aumento di 4,05 centesimi al litro sul diesel e una riduzione equivalente sulla benzina. A questo si aggiunge la scadenza il 7 aprile del taglio delle accise da 25 centesimi al litro introdotto come misura di emergenza. Il governo è al lavoro su un nuovo decreto da portare in Consiglio dei ministri venerdì 3 aprile, ma non è certo che il taglio verrà rinnovato nella stessa forma. Sul tavolo ci sono anche misure alternative come il sostegno diretto alle famiglie in difficoltà e aiuti per settori come agricoltura e trasporto a lungo raggio.

Le critiche alle misure

Le misure proposte da Bruxelles hanno da subito sollevato diversi interrogativi. Ridurre il limite in autostrada di 10 km/h (passando da 130 a 120 km/h) ha un impatto reale sui consumi ma è impopolare e difficile da far rispettare a un livello ampio che ne giustifichi la proposta. Lo smart working funziona per chi lavora davanti a uno schermo, ma lascia fuori operai, artigiani, trasportatori e chiunque lavori in presenza. Esattamente le categorie che già pagano di più il caro carburante. Il rischio concreto è che le misure di risparmio ricadano sempre sugli stessi, rivelandosi sostanzialmente inutili e inefficaci proprio per chi ne avrebbe più bisogno.

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