A Bologna torna il limite a 30 km/h, ma ora è su zone specifiche
Bologna riparte con il progetto Città 30: dal 20 aprile nuovi limiti su 258 km di strade, tra sicurezza urbana, polemiche e un piano più dettagliato dopo lo stop del TAR.
Bologna prova a ripartire da dove si era fermata. Dopo mesi di stop, polemiche e ricorsi il progetto “Città 30” torna sul banco. Ma questa volta lo fa con un impianto più dettagliato, quasi chirurgico. Dal prossimo 20 aprile, infatti, il limite dei 30 km/h tornerà a scandire buona parte della viabilità urbana.
Il Comune ha rimesso mano al piano dopo lo stop imposto a gennaio dal TAR dell’Emilia-Romagna, che aveva accolto il ricorso presentato da alcuni tassisti. Una battuta d’arresto. Ma si era già inteso non definitiva. Ora, con una nuova istruttoria più approfondita, Palazzo d’Accursio rilancia.
Il ritorno della “Città 30” dopo lo stop dei giudici
La nuova versione del progetto non cambia la sostanza, ma entra molto più nel dettaglio. Non più un’estensione “generalizzata” del limite, ma un lavoro strada per strada, tratto per tratto. In totale, saranno 258 i chilometri interessati dalla riduzione della velocità, distribuiti in 47 Zone 30 sparse in tutti i quartieri.
Di fatto, si tratta delle stesse strade già coinvolte nel precedente provvedimento. Ma adesso ogni scelta ora è accompagnata da una motivazione tecnica precisa. In modo tale da evitare ulteriori ricorsi.
Restano invece intatte tutte le Zone 30 già esistenti e non coinvolte nella sentenza del TAR. Un dettaglio che il Comune sottolinea, quasi a voler ribadire che il progetto non è mai stato davvero cancellato, ma solo, diciamo, sospeso.
Le polemiche: il nodo dei tassisti e la sentenza
Il progetto “Bologna Città 30” non è mai stato indolore. Fin dalla sua nascita, nel 2023, ha diviso cittadini, categorie e osservatori. I principali protagonisti dello scontro quasi inevitabilmente i tassisti.
Secondo i tassisti il limite generalizzato a 30 km/h avrebbe allungato sensibilmente i tempi di percorrenza. In alcuni casi quasi addirittura raddoppiandoli. Con un impatto diretto sugli incassi. Meno corse, meno guadagni. Un problema concreto, considerando che una parte significativa del compenso deriva dalla quota fissa iniziale, variabile tra circa 3,40 e oltre 10 euro, soprattutto per le tratte da e verso l’aeroporto.
Il TAR ha dato loro ragione, ma solo in parte. I giudici non hanno messo in discussione l’efficacia del limite ridotto in termini di sicurezza stradale, anzi. Il punto critico era un altro. Ovvero l’applicazione indiscriminata dei 30 km/h su tutte le strade non risultava compatibile con il Codice della Strada. Da qui lo stop e il ritorno temporaneo ai 50 km/h sulla maggior parte delle arterie cittadine.
Un piano più tecnico e mirato: come cambia la mappa
La risposta del Comune è stata immediata. Il sindaco Matteo Lepore aveva annunciato già allora l’intenzione di ripartire, e così è stato. È partita una nuova analisi, molto più approfondita, che ha coinvolto oltre 20 professionisti tra ingegneri, urbanisti, giuristi, data analyst ed esperti di mobilità.
Il lavoro si è concentrato su 47 zone per un totale di circa 365 chilometri di strade urbane. Di questi, 258 sono stati selezionati per l’applicazione del limite a 30 km/h. Non una scelta casuale: per ogni tratto è stata redatta una scheda tecnica dettagliata.
Sono state prese in considerazione 17 diverse condizioni. Tra cui l’assenza di marciapiedi, l’intensità del traffico pedonale, la presenza di attraversamenti non regolati, curve pericolose, restringimenti anomali o pavimentazioni scivolose. Ma anche e soprattutto la vicinanza a scuole, ospedali, impianti sportivi, luoghi di culto o altri punti sensibili. L’obiettivo dichiarato è chiaro: ridurre velocità e aumentare visibilità per migliorare la sicurezza, soprattutto per i più vulnerabili, pedoni e ciclisti in primis.
Ogni scheda include anche una previsione sugli effetti del provvedimento: incidenti evitabili, riduzione di feriti e vittime nei prossimi cinque anni. Un orizzonte che guarda al 2030, in linea con il Piano Nazionale per la Sicurezza Stradale.
Dal 20 aprile si parte: cosa succede ora
Il calendario è già fissato.Il nuovo piano come anticipato entrerà in vigore lunedì 20 aprile. Nei giorni precedenti, il Settore Mobilità sostenibile del Comune emetterà le ordinanze attuative.Poi toccherà alla segnaletica (da aggiornare) e all’informazione dedicata ai cittadini. Bologna, insomma, ci riprova. Con qualche cautela in più, qualche dettaglio tecnico in più e, inevitabilmente, con gli stessi interrogativi di fondo. Sicurezza contro tempi di percorrenza, vivibilità contro esigenze economiche.