Cerca

Benzinai contro le compagnie petrolifere: «Ingiustificati gli aumenti»

Le associazioni dei gestori carburanti Faib, Fegica e Figisc lanciano pesanti accuse alle compagnie petrolifere sui rincari di questi giorni, dopo l’inizio del conflitto in Iran.

Benzinai contro le compagnie petrolifere: «Ingiustificati gli aumenti»
Vai ai commenti
Andrea Tomelleri
Andrea Tomelleri
Pubblicato il 4 mar 2026

La guerra in Iran, oltre alle tragiche conseguenze in Medio Oriente, ha avuto immediate ripercussioni anche in Italia. Anzi, per meglio dire sulle tasche degli italiani. Il prezzo dei carburanti presso le stazioni di servizio delle principali compagnie petrolifere è infatti aumentato da 3 a 6 centesimi al litro già nei primi giorni di marzo. Ma in caso di conflitto prolungato si parla addirittura di aumenti futuri nell’ordine dei 30-40 centesimi al litro, nel giro di qualche settimana.

I gestori contro gli aumenti

A prendere posizione contro il rialzo dei prezzi degli ultimi giorni sono state le associazioni di categoria dei gestori, Faib, Fegica e Figisc. Cioè proprio chi i carburanti li vende ogni giorno sul territorio. In una nota, le tre organizzazioni hanno affermato che:

L’aumento fino a 6 centesimi al litro appare al momento ingiusto e per niente giustificato, se non da una mera previsione che ipotizza prossimi aumenti sui mercati internazionali, che tutte le major petrolifere hanno comunicato ai Gestori nottetempo, imponendo loro di applicare immediatamente il nuovo listino alla pompa.

Tempistica sospetta

A suscitare la reazione della rete di distribuzione italiana è soprattutto i tempi stretti (qualche giorno) con cui gli aumenti di prezzo di benzina e diesel sono stati comunicati e applicati alla pompa. I petrolieri sono tenuti ad avere riserve stoccate per almeno 30 giorni, proprio per mitigare l’effetto delle variazioni delle quotazioni sui mercati internazionali. Faib, Fegica e Figisc aggiungono:

I consumatori italiani debbono subire un salasso solo perché gli analisti dei petrolieri nostrani stanno consultando la sfera di cristallo. Petrolieri che pure, come dovrebbe essere a tutti noto, debbono garantire al Paese che li ospita – e, quindi, hanno da parte – una riserva di almeno 30 giorni di prodotto stoccato, proprio in caso di emergenze come queste.

La guerra non c’entra

Le associazioni ridimensionano pertanto il nesso di causalità tra il conflitto in Iran e gli aumenti dei giorni scorsi, invocando l’intervento delle autorità competenti. Continua il comunicato:

Ministro, Mister Prezzi e GdF, perciò, sono chiamati ad intervenire immediatamente ed esercitare ciascuno le sue proprie responsabilità perché non si inneschi una spirale che rischia di coinvolgere rapidamente, oltreché i carburanti e tutti i prodotti essenziali che vengono distribuiti su gomma, anche gas e elettricità. Forse, in questa occasione, sarà più difficile avere l’impudenza di additare gli incolpevoli benzinai. Ma anche scaricare tutta la colpa in modo generico sulla guerra potrà essere pure comodo, ma è del tutto falso, comportando pure una palese connivenza con quanti già speculano e speculeranno ai danni della collettività e dei cittadini di questo Paese.

Commenti Regolamento