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Prezzi carburante alle stelle, San Marino e Livigno presi d’assalto

Mentre i prezzi segnano nuovi massimi, San Marino e Livigno diventano mete di pellegrinaggio per chi vuole fare il pieno spendendo meno

Prezzi carburante alle stelle, San Marino e Livigno presi d’assalto
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Daniele Di Geronimo
Daniele Di Geronimo
Pubblicato il 12 mar 2026

Altro che battito d’ali ed effetto farfalla. Quanto sta accadendo in Medio Oriente sta avendo ripercussioni enormi anche qui in Italia con il prezzo del carburante che ha superato la soglia dei 2,6 euro al litro. Oltre a fotografare la situazione è interessante e utile capire qual è la situazione in Italia. Nel nostro Paese, infatti, i prezzi di benzina e diesel non sono tutti uguali. Le ragioni sono diverse (e ben note), ma è utile fare il punto della situazione per chi ha la possibilità di sfruttare, laddove possibile, un prezzo più basso. Nella penisola italica, infatti, esistono alcune zone dove il carburante costa solitamente meno, per ragioni fiscali o geografiche diverse tra loro.

Dove benzina e carburante costano meno

San Marino

A San Marino le accise esistono, ma la piccola repubblica fissa autonomamente le proprie aliquote, che non seguono la fiscalità italiana né le direttive europee. Il risultato è strutturalmente favorevole per l’automobilista che abita al confine. Nonostante questo anche a San Marino la situazione sta raggiungendo livelli elevati. Il diesel ha già sfiorato 1,95 euro al litro, a dimostrazione che la situazione internazionale pesa ovunque. Il gap rimane però importante sulla benzina, e chi vive nel riminese o nel pesarese ne può approfittare.

Livigno

Chi abita in Lombardia ha a disposizione un’opzione ancora più vantaggiosa. Livigno. Il comune valtellinese è zona extradoganale dal 1973, con un regime che sostituisce IVA e accise nazionali con un “diritto speciale” comunale molto più contenuto. Il risultato è un prezzo alla pompa che, anche con i rincari delle ultime settimane, è rimasto quasi fermo. La benzina è aumentata di soli due centesimi dall’inizio delle tensioni internazionali. Il risparmio rispetto alla media nazionale si attesta attorno a 35-40 centesimi al litro.

Il gasolio a Livigno scende fino a circa 1,29 euro al litro, contro valori superiori a 1,80 euro nella media nazionale. Non stupisce che molti automobilisti percorrano anche parecchi chilometri appositamente per fare il pieno. Le normative doganali consentono di portare fuori dal territorio il carburante nel serbatoio del veicolo e una piccola quantità aggiuntiva in tanica omologata, generalmente fino a circa 10 litri per auto.

Friuli-Venezia Giulia

Il Friuli-Venezia Giulia è un caso diverso. Ma altrettanto interessante. Se San Marino è uno Stato estero e Livigno una località dove da più di cinquant’anni ci sono regole specifiche, in Friuli-Venezia Giulia il vantaggio al distributore dipende da una scelta politica regionale. La legge regionale 14/2010, aggiornata a gennaio di quest’anno, garantisce a tutti i residenti un contributo diretto sul carburante, applicato direttamente alla pompa al momento del rifornimento. L’importo varia in base alla distanza dal confine. Nei comuni entro dieci chilometri dalla Slovenia, la cosiddetta Fascia 0 prevede lo sconto massimo, pari a 10 centesimi al litro in più rispetto alle altre zone. Una risposta diretta al turismo del pieno verso i distributori sloveni, che ha funzionato. Le vendite di carburante nella sola provincia di Gorizia sono cresciute del 26% nel 2024 rispetto all’anno precedente. A fine 2024 la Regione ha destinato quasi 60 milioni di euro per mantenere operativo il sistema.

Il problema italiano

A ogni crisi internazionale che determina l’aumento del prezzo di benzina e diesel si ripropone lo stesso problema. In Italia accise e IVA pesano oltre il 60% sul prezzo finale alla pompa. Quando le quotazioni internazionali salgono, le tasse fisse non scendono automaticamente e ogni rincaro viene amplificato. Il governo ha la possibilità di attivare le cosiddette accise mobili, un meccanismo che userebbe l’extragettito IVA generato dai rincari per ridurre le aliquote e riportare i prezzi ai livelli pre-conflitto. Il Consiglio dei Ministri ne ha discusso il 10 marzo, ma l’intervento è stato per ora rimandato.

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