Hacking auto: la DARPA hackera un'automobile in remoto

09 Febbraio 2015 0


Non è la prima volta che si parla di hacking auto, ovvero della pratica di sfruttare falle del software e vulnerabilità proprie dei veicoli a quattro ruote, da tempo computerizzati e, negli ultimi anni, connessi alla rete. Con le auto a guida autonoma del futuro, poi, si apre un ventaglio ancora più ampio di possibilità di controllo del veicolo dato che sempre più funzioni (come ad esempio lo sterzo) sono controllate tramite attuatori collegati ad un processore e tramite ride-by-wire.

DARPA, l'agenzia fucina di innovazioni, militari e non, ha condotto una ricerca a riguardo: un team ha lavorato cinque anni sulle possibilità di prendere il controllo di un'auto connessa alla rete tramite sistemi satellitari e Internet. Il risultato è stato il controllo di molte delle funzioni, a partire da quelle più innocue come i tergicristalli e il clacson per passare a quelle critiche per la sicurezza come i freni.

In un'intervista durante il programma "60 Minutes" della CBS (cliccate QUI per vedere il servizio completo), Dan Kaufman ha infatti mostrato come fosse possibile hackerare una comunissima auto moderna (già in commercio quindi) tramite il software sviluppato dal suo team. Punto di accesso è stato proprio il sistema di connettività di bordo, infiltrato dal codice maligno che ha permesso di raggiungere l'ECU del veicolo e quindi avere accesso a tutte quelle funzioni collegate digitalmente.

Il risultato della ricerca è che su 16 produttori di auto analizzati, solo due sono in grado di prendere contromisure in tempo reale in caso di infiltrazioni del genere, segno che la maggior parte non ha previsto o non ha, al momento, strumenti per intervenire in caso di scenari del genere.

Ovviamente va specificato che la DARPA gode di finanziamenti annuali pluri-miliardari e un nutrito team di "cervelloni": elementi non facili da reperire come dimostra l'assenza, finora, di casi di hacking delle auto. L'unica eccezione è infatti rappresentata dai comuni ladri che sfruttano software ormai in circolazione da diverso tempo per individuare la frequenza di apertura del telecomando.

Resta comunque un rischio per il futuro: nel 2020 le auto a guida autonoma dovrebbero raggiungere la piena autonomia di funzionamento, diventando a conti fatti auto "radio-comandabili". Già riuscendo ad accedere all'accensione remota (funzionalità per niente futuristica) e all'acceleratore si può trasformare ogni auto in un proiettile da lanciare dal garage o dal vialetto dove è parcheggiata al solo scopo di generare caos e danni. Ovviamente non bisogna lasciarsi a facili allarmismi dato che i produttori lavorano su contromisure come crittografia delle varie comunicazioni (ad esempio quella tra lo smartphone e l'auto) e isolamento dei sistemi sensibili da possibili attacchi wireless. Ne è un esempio la recente contromisura del gruppo BMW che, in seguito ad una falla, ha crittografato la trasmissione tra i cellulari connessi all'infotainment e l'auto stessa.

Di seguito trovate un video del 2013 dove un hacking completo dell'auto era stato effettuato accedendo fisicamente alle varie ECU che controllano le diverse funzioni, uno step precedente all'ultima evoluzione che è riuscita ad effettuare il tutto senza dover mettere mano al veicolo e lasciandolo completamente di serie.


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