Anteprima Yamaha TMax 2017, l’ennesimo salto in alto | HDtest

24 marzo 2017

articolo

Da sempre è “odi et amo”, non nel senso che chi la ama è comunque portato a non apprezzarla del tutto, anzi. Piuttosto è uno dei pochi motocicli che spacca il mondo delle due ruote a metà: da una parte chi proprio non ci pensa nemmeno a riconoscergli i meriti di un progetto nato per stupire e rivoluzionare la categoria degli Scooter; dall’altra chi invece non vede altro che lui, Yamaha TMax, come unico mezzo di trasporto per la mobilità quotidiana e la gita fuori porta. 

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Elettronica e tecnologia da vendere

Dove si concretizza “l’ennesimo salto in alto” del nostro titolo? Beh indubbiamente nell’elettronica che arriva ad invadere il nuovo Yamaha TMax 2017: acceleratore a controllo elettronico ride-by-wire che introduce anche il controllo di trazione disinseribile e la doppia mappatura motore (solo sugli allestimenti TMax SX e DX); ABS di serie come vuole la nuova normativa; computer di bordo ricchissimo e, sull’allestimento DX anche cruise control, manopole e sella riscaldabili.

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Ma non è finita qui perché ora l’accensione e lo spegnimento sono keyless, basta avere il transponder addosso e mettere in moto il TMax con il tasto sul manubrio. Interessanti anche i dispositivi antifurto che prevedono il bloccasterzo (doppia pressione del tasto OFF) e blocco del cavalletto centrale per evitare che possa essere spostato da eventuali ladri. Inoltre la app My TMax Connect permette di controllare da remoto lo stato di carica della batteria e la posizione GPS del veicolo ma anche di essere avvisati se il mezzo si muove a motore spento (sempre per contrastare i furti) e se il TMax supera una velocità e esce da una zona precedente impostata. Queste funzionalità invece sono l’ideale per controllare figli o amici poco affidabili!

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Il solito telaio da 10 e lode

Bisogna sempre ricordarsi che si tratta di uno scooter ed un telaio così sugli scooter attuali non c’è da nessun’altra parte. Quello nuovo è sempre in alluminio ma ha un nuovo disegno e ha permesso di spostare più avanti il motore e allungare il forcellone anch’esso in alluminio (+40 mm) dotandolo di leveraggi progressivi. Il telaio unito ad un setup degli ammortizzatori molto efficace rappresentano un insieme che si merita il massimo dei voti con lode: preciso e tagliente come un rasoio quando si imposta la curva; non rapidissimo nel scendere in piega ma millimetrico quando si va a correggere la traiettoria in piena curva. Da questo punto di vista Yamaha TMax 2017 ripropone quindi una ciclistica in grado di porlo al di sopra della concorrenza scooteristica.

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La coppia di 53 Nm spinge fuori dalle curve con progressione continua e implacabile ed il traction control regala un po’ di sicurezza in più su fondi a scarsa aderenza mentre su asfalto asciutto (ed anche poco omogeneo) l’aderenza è sempre buona. La frenata è molto ben modulabile e soprattutto potente, bisogna però sempre ricordarsi che si tratta di un mezzo da 213 Kg in ordine di marcia (-9 Kg rispetto alla generazione precedente) e perciò tocca pompare il doppio disco anteriore da 267 mm con pinze ad attacco radiale in caso di frenata brusca. Ottima la modularità in ambito extraurbano ma in città il rischio bloccaggio non è così remoto. E’ vero che c’è l’ABS ma affidarsi solo a quello nei casi di poca aderenza non sempre è l’ideale.

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Il motore bicilindrico da 530 cc eroga 46 CV ed è veloce nel prendere giri alla minima rotazione della manopola del gas. La corsa dell’ago del contagiri però si ferma di colpo a 5.500 giri dove comincia a mostrare poca voglia di continuare la corsa (il fondo scala è a 9 mila giri) nonostante la velocità continui ad aumentare. Il motivo? Sicuramente la scelta dei rapporti del cambio CVT che predilige uno spunto rapidissimo al contrario di una progressione più prolungata. La mappatura S-Mode è l’ideale quando si vuole percorrere una strada tutta curve in scioltezza e velocità o quando si vuole cercare tutto il carattere tipico del Yamaha TMax; la T-Mode invece smorza molto il motore al di sotto dei 4.000 giri circa rendendolo vellutato e senza strappi, ideale per la guida cittadina o in supplesse.

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In città il TMAX è pur sempre un maxi-scooter di 2 metri e 20 perciò lo slalom speciale tra le auto in coda è un po’ difficoltoso, al contrario in movimento la distribuzione dei pesi perfetta (50:50) e le masse spostate in basso rendono il mezzo facile da manovrare e ottimo per destreggiarsi nel traffico. Sui consumi non possiamo esprimerci perché il test è stato troppo breve ma (e serva solo per riferimento) Yamaha giura che i 20 al litro siano raggiungibili con un po’ di attenzione e grazie all’aiuto della mappatura ECO che entra in automatico alle basse andature. L’ambito urbano non è il più veritiero per verificare lo spazio a disposizione dei piedi, che non è molto. Aver avanzato il motore verso l’avantreno ha tolto centimetri utili, la mancanza dei quali si potrebbe far sentire per lo più nei lunghi spostamenti.

La dura legge del listino

Come una medicina amara dopo un gustoso dolce giungiamo al prezzo. In realtà il listino risulta amaro per molti e non per tutti ovviamente, non per quelli che possono spendere 11.490 euro per l’allestimento base TMax 530, che salgono a 12.290 euro per TMax SX mentre TMax DX sale fino a quota 13.390 euro con la dotazione più completa di tutte. A fronte di questo prezzo dispiace vedere che non trova spazio un casco integrale nel sottosella ma si possono stivare solo due jet – almeno il nostro integrale non ci stava proprio, che le plastiche del controscudo non siano il top sul mercato.

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E torniamo alla questione iniziale dell’odi et amo. Il paragone con il mondo moto, considerando il prezzo, potrebbe scattare per molti ma per molti non sarà una questione centrale nell’acquisto. C’è chi proprio non lo sopporta il TMax, c’è chi invece lo ama e non lo cambierebbe con nient’altro. Inutile fare paragoni, TMax è unico nel bene e nel male e c’è da credere che questo MY 2017 sarà l’ennesimo successo.

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