Suzuki Ignis: quando l’estetica diventa strategia | DESIGN

29 novembre 2016

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Il nuovo SUV ultra-compatto di Suzuki è una vettura dalle grandi qualità caratterizzata da un design di rottura, in grado di dividere tra chi la odia e chi ne apprezza alcune scelte davvero coraggiose e inusuali. Un modello che ha catalizzato l’attenzione su di sé al pari (se non di più) di vetture molto più blasonate. Per questo il design di Ignis si può definire “furbo”, parte di una ben definita strategia di marketing che sta dando i suoi frutti.

Suzuki Ignis è l’auto che forse ha fatto più parlare di sé nel 2016 – Alfa Romeo Giulia e supercar escluse – generando quella che in gergo viene chiamata la “rottura dell’Internet”, almeno all’interno del settore automotive. Una vettura che, a dispetto dell’estetica davvero inusuale, ha raccolto molti più giudizi positivi che negativi, proprio perché il design non è l’unica parte della vettura che ha attirato l’attenzione degli appassionati.

O meglio, il design di Ignis è stato utilizzato da Suzuki per generare hype e curiosità attorno a un modello che, sotto le forme pressoché uniche, nasconde una serie di contenuti davvero interessanti (qui sotto il link al nostro HDtest) Un modello che potrebbe dunque avere un buon successo commerciale, specialmente in Italia, dove concorrenti del calibro della sempreverde Fiat Panda (in particolare 4×4, Trekking e Cross) sono al centro del mirino di Suzuki.

Suzuki Ignis: ibrida, 4X4 e utilitaria | HDtest

Fuori: fedele alle Suzuki del passato, non del presente

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Partiamo dalla parte più discussa: il posteriore. Senza se e senza ma, il lato B di Suzuki Ignis è davvero difficile da inquadrare, sia per le proporzioni inusuali sia per la completa incoerenza dei componenti, che non riescono a dialogare tra loro in armonia. Il lunotto, fortemente inclinato, si appoggia su un portellone che scende verso il basso, scavando una concavità verso l’interno. I fanali, in due pezzi, presentano una grafica piuttosto datata (anche se a LED) e il massiccio elemento in plastica grezza non aiuta ad alleggerire la vista del posteriore. Tutto questo ha però un precedente: si chiama Suzuki Cervo ed è stata una key-car sottoforma di coupé venduta in Giappone e pochi altri paesi del mondo tra il 1977 e il 1982 e caratterizzata proprio dalla stessa coda che oggi ritroviamo su Ignis.

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Una citazione necessaria? Forse sì, perché Suzuki aveva bisogno di un family feeling marcato che rendesse subito riconoscibile le proprie vetture, forse no, perché il modello di riferimento non è stata proprio una pietra miliare dell’automotive.

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In ogni caso, c’è da dire che Ignis, nel complesso, è una macchina piacevole, soprattutto per la formula con cui si presenta sul mercato, quella dei piccoli SUV, oggi tanto in voga e destinati a rimanerlo per parecchi anni. Lateralmente si fa apprezzare per la fiancata pulita, senza fronzoli, resa più personale solamente dalla forma del montante C, con le tre scanalature che imitano le prese d’aria della Cervo di cui abbiamo parlato poc’anzi. Molto ben fatti i passaruota, che creano un piacevole gioco di volumi nella fiancata.

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Davanti, le linee rimangono semplici e solide, con una calandra orizzontale che integra i fari (anche full-LED) e le prese d’aria sul cofano motore che si ispirano alla Vitara di prima generazione. Anche qui, però, troviamo un elemento che sembra poco integrato con il resto del frontale, ossia le prese d’aria integrate nel paraurti, dal disegno un po’ datato. L’impressione complessiva, comunque, è quella di un SUV personale e caratteristico.

Dentro: tutta la filosofia Suzuki

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Che siamo nel 2016 lo testimoniano invece gli interni, la parte più riuscita di Ignis, perché rappresentano davvero tutto lo spirito Suzuki fatto di linee simpatiche, colori sgargianti e una buona dose di tecnologia, oltre ad abitabilità e comfort. La plancia è semplice e, nonostante ci siano diverse forme, il design è armonioso e attraente. Al centro spicca un display a sbalzo da 7 pollici, circondato da due belle bocchete per l’aria, mentre la plancetta per climatizzatore e radio, caratterizzata da un mix di bilanceri e tasti, convince, anche se ricorda molto la soluzione di Citroen C4 Cactus. Bello il volante, di dimensioni corrette per la guida in città e dotato di tutti i tasti che servono per comandare la vettura. Essenziale ma completa la strumentazione. Stupiscono i pannelli porta, specialmente nella configurazione bicolore con inserti arancioni, con un disegno che perdona delle plastiche un po’ rigide (ma ricordiamoci che siamo a bordo di una vettura poco più costosa di una citycar).

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In sintesi, Suzuki Ignis ha tutte le carte in regola per piacere tanto in Europa quanto, soprattutto, in Italia, dove il pubblico potrebbe virare dalla “solita” Panda verso un prodotto che sicuramente non vi farà passare inosservati. Nel bene o nel male lo decidete voi, fatecelo sapere nei commenti!

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