Opel e PSA, cosa cambia per il nuovo Gruppo

13 marzo 2017

opel psa

Opel/Vauxhall e PSA hanno concluso l’accordo di fusione tra i due per un totale di 2,2 miliardi di euro e le conseguenze saranno parecchie in Europa. Un analisi di IHS Markit ci aiuta a comprendere quali saranno.

La fusione in numeri

La settimana scorsa, GM ha raggiunto l’accordo con cui ha completato la vendita di Opel/Vauxhall a PSA Groupe per 1,3 miliardi di euro a cui aggiungere circa 900 milioni per la parte finanziaria del marchio tedesco (GM Financials). L’accordo comprende l’intero settore automobilistico di Opel/Vauxhall, che comprende i marchi Opel e Vauxhall, sei impianti di assemblaggio e cinque impianti di componenti e un centro ingegneristico a Rüsselsheim, in Germania. GM, tuttavia, continuerà a mantenere la proprietà del suo centro di Torino.

I principali azionisti di PSA, lo Stato francese, la famiglia Peugeot e Dongfeng Motors che insieme possiedono il 51% porteranno avanti la fusione che dovrebbe concludersi entro fine 2017.  L’acquisizione farà del gruppo automobilistico francese il secondo più grande in Europa con una quota del 17,1% del mercato, dietro al leader di mercato Volkswagen (22,5%), ma davanti a Renault-Nissan (14,4%). A livello globale, la società fusa avrà volume di vendite di 4,3 milioni di unità. L’accordo aumenterà notevolmente la presenza di PSA in Germania e nel Regno Unito, dove Opel e Vauxhall hanno una forte presenza, rispettivamente. Tuttavia, questo potrebbe anche tradursi in una maggiore esposizione per PSA in Europa rispetto ad alcuni dei suoi rivali. Questo insieme potrebbe mettere a dura prova anche la tenuta del Gruppo nel caso in cui il mercato europeo andasse in crisi. Del resto in Europa le vendite dpvrebbero salire al 74% delle vendite globali dal già elevato 66% attuale, quasi il doppio del Gruppo VW (38%) e ancor più che il gruppo Renault (54%). Si ventilava infatti nelle scorse settimane una spinta del marchio Opel verso nuovi orizzonti e nuovi mercati oltre a quello europeo.

Economie di scala

PSA punta sulla fusione Opel/Vauxhall per risparmiare fino a 1,7 miliardi di euro all’anno. Come? Il Gruppo si aspetta di guadagnare da maggiori economie di scala e, combinando le funzioni di acquisto e sviluppo. PSA si aspetta sinergie del 25% in ricerca e sviluppo (attraverso la convergenza di piattaforme e propulsori, la progettazione e la piena digitalizzazione di sviluppo del prodotto) e il 20% nel settore manifatturiero (tramite ammodernamento degli impianti e una maggiore efficienza). Il restante 25% delle sinergie si prevede che si realizzi attraverso l’ottimizzazione delle spese finanziarie, in cui non ci addentreremo.

Il nodo brevetti

In base all’accordo, Opel/Vauxhall continuerà a beneficiare di licenze di proprietà della GM fino a quando le sue auto non avranno completato il passaggio a piattaforme di PSA nei prossimi anni. PSA si aspetta che circa il 50% dei modelli Opel/Vauxhall possa passare alla sua piattaforma entro il 2020 e il 70% entro il 2023. Processo che arriverà a compimento entro il 2027.

IHS si aspetta che il segmento B sarà uno di quelli con maggiore beneficio delle sinergie create dalla fusione, il che aiuterebbe ad aumentare il margine di profittabilità (guadagno sul singolo modello venduto) grazie all’uso della piattaforma modulare CMP ed il resto fin qui esposto. Secondo le previsioni IHS Markit fino a 7 milioni di unità potrebbero essere costruiti in Europa, con PSA a contribuire per circa 4 milioni di unità ed il resto proveniente da Opel.

La fase successiva potrebbe venire all’interno del segmento C spostando veicoli compatti Opel sulla EMP2 dal 2021 quando l’Astra attuale verrà sostituita. Questa sarebbe una mossa logica e potrebbe vedere un ulteriore 1,5 milioni di unità sommati alle attualmente previste 3 milioni di unità di PSA per il ciclo di vita di questa generazione di veicoli. GM e PSA avevano già raggiunto l’accordo per condividere la piattaforma EMP2 per i SUV Crosslnad X e Peugeot 3008 (Citroen avrà la C3 Aircross) come parte dell’accordo strategico tra i due che risale ai primi mesi del 2012.

Nessun impatto (per ora) sui fornitori

La vendita delle attività di Opel / Vauxhall non dovrebbe avere alcun impatto immediato sul settore delle forniture del settore auto. In base all’accordo, i modelli GM continueranno ad essere costruiti sulla piattaforma creata da GM. Tuttavia, nel mentre in cui sempre più modelli si muoveranno sulla piattaforma di Opel creata con PSA, le ripercussioni saranno più visibili e dovrebbero essere positive per chi è nella catena di forniture. La scorsa settimana, Reuters ha citato Elmar Degenhart, CEO di Continental, che ha affermato che il fornitore tedesco si aspetta di guadagnare da maggiori sinergie tra PSA e Opel/Vauxhall.

E per GM?

Dall’altro lato invece ci sono numerosi indizi che porterebbero ad una eventuale fusione tra GM e FCA, possibilità da sempre voluta da Marchionne e (ufficialmente) perennemente rifiutata da Mary Barra. Per GM i marchi Opel/Vauxhall hanno generato perdite nei passati 20 anni ed è per questo che nel 2009 si era vicini a vendere il 55% del capitale di Opel/Vauxhall ad un consorzio guidato dal fornitore Magna con sede in Canada, ma a causa delle preoccupazioni dell’Ue non se ne fece nulla.

Si era quasi arrivati al margine di profitto nel 2016 e GM era convinta di poter tornare in attivo entro uno o due anni ancora. A quanto pare però la Brexit ha colpito il suo piano industriale e la richiesta di sempre maggiori investimenti in tecnologie, continui cambiamenti normativi e preoccupazioni climatiche hanno spinto General Motors a cercare altro. In confronto, GM prevede un migliore potenziale di crescita e di profitto in altri mercati, in particolare in Nord America e Cina. In Nord America, la società ha riportato un margine operativo del 10% negli ultimi due anni.