FCA, l’Ue accusa l’Italia. In USA FCA rischia multa da 4,6 mld

19 maggio 2017

unione-europea

E’ vero che Donald Trump ha promesso di allentare i vincoli per ottenere l’omologazione sulle emissioni inquinanti, ma quel che è fatto è fatto ed è per questo che ora, dopo l’accusa nei confronti dell’Italia ufficializzata dall’Ue, FCA rischia grosso. 

L’Italia sotto accusa

La Commissione europea ha notificato allo Stato italiano l’apertura della procedura di infrazione per non aver vigilato sulla omologazione delle emissioni dei veicoli del Gruppo FCA. L’azione legale Ue-Italia serve a dirimere l’eventuale “mancato adempimento da parte del costruttore degli obblighi previsti dalla normativa Ue in materia di omologazione”. Un’accusa grave a cui il ministro Delrio ha risposto amareggiato:

“Mi è spiaciuto apprendere che, nonostante le informazioni dettagliate fornite alla Commissione e alla Germania, intendiate aprire una procedura di infrazione”, ha scritto il ministro dei Trasporti, Graziano Delrio alla Commissaria Ue al mercato interno, Elzbieta Bienkowska, secondo la Reuters.

La scelta della Ue di procedere nel contenzioso si basa sull’accusa lanciata dalla Germania e dal suo ministro dei Trasporti Alexander Dobrindt a fine 2016, secondo cui dai test sulle emissioni realizzati in Germania – non a fini di omologazione, procedura effettuata in Italia, appunto – sarebbe risultato che sui 2.0 Multijet montati sulle Fiat 500X e altri modelli FCA sarebbe presente un software in grado di escludere i sistemi di trattamento dei gas di scarico dopo 22 minuti di funzionamento e, dunque, di sforare le emissioni di NOx.

Dieselgate, il perché degli scandali sulle emissioni

L’accusa Ue vs FCA

Questo per mettere al sicuro il motore durante i test di omologazione, che hanno durata inferiore ai 22 minuti indicati dal Ministero tedesco. Delrio rispose seccamente che no, “non ci sono software installati per manipolare il risultato in sede di omologazione” mentre FCA giustificò il fatto dicendo che “si tratta solo di un sistema di protezione del motore e non di manipolazione”, il tutto in linea con le normative Ue.

Secondo quest’ultime infatti “software, timer o finestre termiche, che conducono a un aumento delle emissioni di NOx al di fuori del ciclo di prova non sono ammessi”, a meno che “non siano necessari per proteggere il motore da eventuali danni o avarie e per garantire un funzionamento sicuro del veicolo”. Questo cavillo avrebbe lasciato un “buco” normativo in cui FCA (ma a questo punto i sospetti potrebbe allargarsi ad altri costruttori, come avvenne per Opel) ha già trovato la sua linea di difesa.

La situazione in USA

In USA invece, secondo quanto riporta Bloomberg, il Dipartimento di Giustizia potrebbe aprire un procedimento contro FCA basandosi sull’accusa dell’Epa, che ha accusato nel gennaio scorso Fca di aver violato le normative sulle emissioni. Una prima udienza è fissata il prossimo 24 maggio su una serie di cause presentate da proprietari di Jeep Grand Cherokee e Dodge Ram 1500 venduti in USA.

FCA USA ha replicato al Sole 24 Ore che sono in corso «discussioni attive» con la divisione Risorse ambientali e naturali del dipartimento di Giustizia.

«In caso di una qualsiasi causa, FCA USA si difenderà con decisione, specialmente contro ogni accusa secondo cui l’azienda ha volutamente installato “defeat device” per barare ai test sulle emissioni».

Intanto FCA USA rischia una multa salatissima per aver eluso i controlli di EPA e CARB, California Air Resources Board, che a sua volta ha inviato una notifica al Gruppo lo scorso gennaio. I veicoli FCA interessati sono 104.000, per i quali, se le accuse fossero confermate, FCA rischierebbe di pagare fino a 44.539 dollari a esemplare, per un totale di 4,63 miliardi di dollari, circa 4,2 miliardi di euro. Intanto il titolo azionario alla Borsa di New York è crollato del 3%, segno che il mercato non vede di buon occhio l’accanimento delle istituzioni contro FCA.

FCA, autorità federali indagano per emissioni falsate su Grand Cherokee e Dodge Ram

Nel frattempo l’Ue ha trovato un accordo preliminare per introdurre sanzioni gravi contro le aziende che operano in maniera poco chiara nei test di omologazione. Poche settimane fa infatti, la Commissione Ue ha comunicato di essere al lavoro per introdurre una multa fino a 30 mila euro a veicolo venduto non rispondendo alle regole di omologazione, strumento che finora non era nelle mani delle istituzioni europee come invece accade in USA.