Audi A8: il manifesto stilistico di Marc Lichte | DESIGN

14 luglio 2017

Poche vetture possono essere considerate manifesto stilistico e portabandiera di un intero marchio allo stesso tempo: tra queste troviamo la nuova generazione di Audi A8, il primo modello interamente sviluppato sotto la supervisione dell’Head of Design Marc Lichte, che ha potuto finalmente portare su un’auto di serie i concetti anticipati sulla Prologue Concept.

A chi pensa a prescindere che le Audi siano tutte uguali e non ha trovato nella nuova A8 chissà quali differenze rispetto alla precedente generazione, beh questo articolo non fa per voi. Perché quella che vi raccontiamo oggi è la storia di una piccola rivoluzione stilistica in casa Audi. Che può piacere o non piacere, ma che sicuramente non può non essere definita come un cambiamento importante delle strategie stilistiche della casa dei Quattro Anelli.

Audi Prologue al Los Angeles Auto Show

Lo aveva anticipato nel 2014 Marc Lichte, l’allora neo responsabile del Design di Audi: la Prologue avrebbe mostrato i tratti caratteristici tipici delle Audi degli anni a venire. Oggi, dopo tre anni, eccoci qui a discutere su quanto siano effettivamente cambiate le Audi in questo arco di tempo. E quello che ci sentiamo di dirvi è che di strada ne é stata fatta, eccome!

Pensate solo all’evoluzione della calandra Single Frame nel passaggio generazionale di Audi Q7: maggiori dimensioni, proporzioni rinnovate, dettagli inediti. Oppure, guardate Q2 e provate a trovare un punto in comune con qualsiasi altra Audi presente sul mercato. Da soli questi due modelli hanno introdotto più innovazioni stilistiche che tutte le Audi dall’introduzione, nell’ormai lontano 2003, del Single Frame.

Detto questo, la A8 rappresenta il primo modello interamente disegnato sotto la supervisione di Marc Lichte, Head of Design di Audi proprio dal 2014. Ed è per questo che analizzeremo ogni singolo aspetto del suo design che in molti definiscono rivoluzionario. Certo, stiamo sempre parlando di Audi, dunque non si può parlare di “rivoluzione” in senso stretto, ma solo in senso relativo al passato stilistico del marchio.

Frontale: Single Frame XL, aspetto imponente e dinamico

Che molto sia cambiato lo si deduce dalla sezione frontale della nuova A8, che perde ogni riferimento con le precedenti generazioni, caratterizzate da un design figlio di troppi compromessi da trovare per assecondare i gusti dei clienti orientali. Qui, l’aggressività delle forme è emersa in tutta la sua purezza. La calandra è ora finalmente libera di allargarsi a dismisura, abbassandosi ed evidenziando gli spigoli come se fosse tagliata con l’accetta.

I proiettori, di conseguenza, assecondano questa nuova angolazione dello smusso della calandra, risultando in uno “sguardo” davvero aggressivo e una sensazione di larghezza ancora superiore rispetto alla realtà. I volumi del cofano motore vengono definiti da due linee, una che confluisce nei fari e una che dona tridimensionalità alla griglia della calandra.

Fiancata: finalmente “quattro” 

“quattro” la Audi A8 lo è sempre stata. Ora, Grazie a Lichte, è però possibile associare un tratto estetico alla tecnologia di trazione integrale che ha reso famosa la casa dei Quattro Anelli nella sua storia. I parafanghi si gonfiano e vengono finalmente evidenziati, per sottolineare che li sotto ogni ruota ha il compito di garantire trazione alla vettura. I tratti sono costituiti da una sola linea, che parte dai fari anteriori e si dissolve appena sotto gli specchietti retrovisori, per poi rinascere in corrispondenza della maniglia posteriore, ricongiungendosi con i gruppi ottici posteriori. La fiancata è poi definita da altre due linee: quella che corre parallela alla linea di cintura e quella che dona profondità alla parte inferiore della carrozzeria. La classica Tornado Line (la linea che definisce, percorrendo i parafanghi, la “spalla” della vettura) è presente, ma reinterpretata, così come è stata reinterpretata in modo originale anche su Q2 e Q7.

In questo caso, però, trattandosi di un’elegante berlina, i tratti sono volutamente meno calcati, ma sempre orgogliosamente in bella mostra. Lichte, durante la presentazione internazionale dell’auto all’Audi Summit di Barcellona, ha poi evidenziato come ora il tetto sia più sfuggente, da coupé, anche se lo spazio per la testa è rimasto. Invariato il rapporto tra lamiera e superfici vetrate della fiancata che, da tradizione Audi, rimane rispettivamente di 2/3 e 1/3.

Coda: dinamica nel vero senso del termine

Gli indicatori di direzione dinamici c’erano già da qualche anno sulle Audi. I fari che accolgono l’automobilista quasi a “sorridergli”, però, mancavano. E questo è possibile sulla nuova Audi A8 grazie all’implementazione della tecnologia OLED dei fanali posteriori. Come se non bastasse questa animazione, gli OLED della A8 sono belli anche da fermi, perché avvolgono la coda della vettura in tutta la sua larghezza, risultando da una parte come un omaggio alle Audi degli anni ’80 e dall’altra un eco alle più esclusive Porsche degli ultimi anni.

Il resto della coda è in pieno stile “ammiraglia”: cofano bagagli lungo, poche linee orizzontali, cromature a volontà. In due parole? Signorile e scenografico.

Gli interni: un’elegante rivoluzione

I codici stilistici di Audi si interrompono nel design della plancia: alzi la mano chi riconoscerebbe un particolare stilistico dei Quattro Anelli se non ci fosse il marchio. In effetti, la totale assenza di tasti fisici all’inizio disorienta. Ma in Audi giustificano questa assenza con l’introduzione di una serie di touch-screen che sostituiscono i tasti fisici con un feedback aptico, che simula la pressione di un tasto fisico restituendo una vibrazione realistica e un feedback sonoro quando premiamo con il polpastrello sul display. Questo dovrebbe garantire sicurezza e intuitività anche quando si premerà sui comandi senza guardare, cosa impossibile sui touch screen in auto mentre si è in movimento. Il condizionale è d’obbligo, perché in ogni caso il feedback di una manopola (specie se di altissima qualità come quelle di Audi) è impareggiabile a livello ergonomico.

Tecnologia a parte, è la filosofia a cambiare: spariscono i tasti, spariscono i rotori, sparisce il display un po’ “posticcio” delle ultime Audi, in favore di una soluzione integrata e nascosta da un pannello nero lucido che, quando i display sono spenti, li rende completamente invisibili. Perfino le bocchette dell’aria sono nascoste e si attivano sfiorando delle aree apposite.

Rispetto alla sfarzosità delle plance delle altre vetture di segmento F, qui le linee sono essenziali, pulitissime e anche gli inserti pregiati sono utilizzati con discrezione: ci sono, ma si notano solo in un secondo momento, con grande sorpresa per la vista e per il tatto. Immancabile la presenza della strumentazione digitale Audi Virtual Cockpit, che contribuisce alla digitalizzazione degli interni dell’ammiraglia Audi, che fa registrare un netto salto in avanti rispetto alle plance attuali che troviamo nel resto della gamma.

Un salto in avanti è quello che Marc Lichte ha voluto per la sua prima creazione da Head of Design Audi, la prima di una lunga serie di vetture che si differenzieranno non poco nel corso degli anni, con tre diverse linee di prodotto: berline, SUV e sportive. Ognuna rispettosa del family feeling (che in Audi rimane sacro e inviolabile) ma alla ricerca di una personalità via via sempre più marcata. Finalmente.

  • Sattil

    Anonimo autore mi hai quasi convito. Controfirmo la frase: “stiamo sempre parlando di Audi, dunque non si può parlare di “rivoluzione” in senso stretto, ma solo in senso relativo al passato stilistico del marchio.”
    In ogni caso lascerei cadere nel oblio l’obbrobrio q2