Design per l'efficienza aerodinamica: così i designer di domani interpretano gli stilemi Audi

19 Luglio 2017 0


HDMotori vi porta a scoprire come gli studenti del Master in Transportation & Automotive Design del Politecnico di Milano e POLI.design hanno interpretato il design senza tempo della Casa dei Quattro Anelli in nome dell'efficienza aerodinamica. Il risultato sono quattro concept car che potreste vedere su strada entro pochissimi anni.

Siamo nella Scuola del Design del Politecnico di Milano, d'accordo. Nonostante questo, però, la presenza dei quattro modelli in scala con i loghi Audi e Dallara in bella vista, insieme a delle tavole ricche di colori, sketch, moodboard e stampe 3D degli interni non smette di attirare gli appassionati di car design ma anche semplici studenti curiosi.

I quattro modelli - il numero sarà un caso?  - rappresentano l'interpretazione del Brief che anche quest'anno, da 8 edizioni a questa parte, gli studenti del Master in Transportation & Automotive Design promosso dal Politecnico di Milano insieme al consorzio POLI.design hanno seguito con tutta la loro passione e professionalità. A patrocinare il Master, quest'anno, il Gruppo Volkswagen con il marchio Audi, insieme alla preziosa collaborazione di Dallara Automobili, che hanno chiesto agli studenti di realizzare quattro concept car in lavorando sul tema dell'aerodinamica. Aerodinamica sì, ma in funzione dell'ecosostenibilità, con conseguente riduzione di consumi ed emissioni inquinanti, un trend imprescindibile nella progettazione dell'auto di oggi e, soprattutto, di domani.

Tutte e quattro le concept si propongono di sviluppare un'idea di mobilità tenendo conto di un principio di fattibilità e ragionevolezza, partendo per di più da quattro piattaforme esistenti - VW e-Up!, Porsche 718 Boxster, Audi A3 Sedan e Audi Q2 - con target di commercializzazione ipotetica già nel 2021. Vetture, insomma, che potremmo realmente guidare tra pochissimi anni.

Zephiros: la sportiva configurabile plasmata dal vento


Fin dal nome - Zephiros, il dio greco del vento - la vettura del gruppo composto da Ferdinando Avallone, Samuele dell'Oro e Vincenzo Laviola mette in chiaro che i flussi aerodinamici sono stati protagonisti indiscussi della progettazione, quasi come se le linee della sportiva fossero state disegnate dal vento stesso.

A illustrarci i driver del progetto è Vincenzo Laviola, che li rassume in velocità, leggerezza, aerodinamica ed emozione. Quattro linee guida complesse, come complesso è il powertrain della vettura, una sportiva di razza basata sulla struttura di Porsche 718 Boxster: motore termico centrale, cambio a sbalzo, batterie sotto le gambe del guidatore, motore elettrico anteriore. Una vettura che è stata abbassata ulteriormente rispetto alla Porsche, con un'altezza massima di circa 1,19 metri e un abitacolo rastremato, dove la distanza tra le spalle dei due passeggeri è di soli 5 cm.


Zephiros è pensata con due utilizzi in mente: da una parte per la città, dove l'auto deve consumare poco ed essere maneggevole, dall'altra per la pista, dove il gentleman driver si trasforma in pilota, sfruttando tutta una serie di device aerodinamici, tra cui le ruote lenticolari con alette in carbonio, i vani passaruota che si aprono per far uscire l'aria incanalata dalle prese d'aria anteriori, gli air curtain e lo splitter anteriore attivo con due flap che generano downforce sulle ruote anteriori, ma che offrono il minimo coefficiente di penetrazione quando sono in configurazione "cittadina".


Questa "trasformazione" è in realtà un servizio che i quattro ragazzi hanno immaginato sia fornito da Audi, tramite il quale si può andare in pista e tramite una sorta di pit stop l´auto si trasforma per un utilizzo "racing".

La struttura in alluminio che costituisce la cellula dell'abitacolo funge da sistema antiribaltamento, veicolo d'aria per il motore e amplificatore del suono dello stesso propulsore. Dentro, il cambio può essere reso "manuale" con una leva plug-and-play che funge anche da freno a mano e manopola per gestire il sistema MMI di bordo. Sempre presenti degli indicatori luminosi per la cambiata, pensati per essere visibili anche nei punti periferici della vista del conducente. Per quanto riguarda i materiali, la leggerezza e la sostenibilità sono garantite dall'ampio utilizzo di alcantara e alluminio.


Un altro risultato importante è quello dell'abitabilità: nonostante le dimensioni compatte, anche persone alte fino a 195 cm riescono ad entrare nell'abitacolo senza problemi.

Vincenzo spiega così il processo che ha portato a disegnare questa sportiva a motore centrale:

le linee della Zephiros sono derivate dal mondo racing dell´Audi, con la classica Tornado Line laterale e il taglio inferiore della fiancata, che dona una sensazione di accelerazione, piegando la carrozzeria in basso. La cabina è una sorta di "casco", stretta come se fosse un´estensione del corpo del conducente. Gli stilemi Audi, come il rapporto tra vetro e lamiera, il montante posteriore, i fari OLED, completano il nostro progetto.

Turracher: SUV solo quando serve


La base di partenza di Audi Turracher, realizzato dal gruppo di Francesco Valletta, Alessandro Armagno e Fabio Canella, è quella del SUV Audi Q2. Una vera sfida è stata quella di adattare le esigenze di un veicolo cosiddetto "a ruote alte" con i principi dell'aerodinamica in un'ottica di riduzione dei consumi e delle emissioni. Come sappiamo, infatti, la sezione frontale di un SUV, essendo maggiore rispetto a quella di una berlina di dimensioni equivalenti, oppone maggiore resistenza all'aria.


Per questo, prima di intervenire sull'auto, il gruppo di designer ha pensato di individuare un target specifico in materia di SUV: un uomo dinamico, che ha deciso di adottare uno stile di vita sportivo non come status symbol ma proprio come vero modus vivendi. L'obiettivo? Ripulire l'immagine del SUV, affrancandolo dal mero status symbol e arricchendone il significato di Sport Utility Vehicle.

Per raggiungere questo obiettivo di è dunque pensato di adottare forme più pulite e sobrie rispetto a quelle dei SUV tradizionali, privilegiando la pulizia della fiancata e ottimizzandone il design per essere adatto ad una vita in città. Il nostro utente, infatti, vive in città per tutta la settimana, mentre nel weekend si dedica ai propri sport preferiti, che presuppongono l'allontanamento dall'asfalto. In questo caso, la Turracher - il cui nome è ripreso dal passo di montagna austriaco famoso per essere stato scelto da Audi negli anni '70 per i test della trazione integrale quattro divenuta poi un vero marchio di fabbrica del brand - si trasforma, alzando il proprio assetto di 70 mm per consentire un utilizzo in fuoristrada senza il timore di rovinare la carrozzeria.



Tutta la vettura è come inglobata in un guscio (o "galea") di plastica grezza, che interessa tutta la parte inferiore della carrozzeria, proteggendola dai detriti delle strade non asfaltate. Una furba soluzione estetica è costituita dai passaruota "dinamici", che fuoriescono dalla carrozzeria quando la vettura si rialza, "riempiendo" l'eccessiva luce tra passaruota e pneumatici e restituendo alla vettura le proporzioni corrette.

Un SUV davvero "Utile" in fuoristrada e ugualmente "Sportivo" in città, con tutti i benefici di un veicolo leggermente più alto da terra, ma senza i difetti tipici dei veicoli a ruote alte, che si identificano in un consumo maggiore di carburante in virtù della maggiore sezione frontale.

Dal punto di vista estetico, il Single Frame è presente, ma in configurazione "inversa" rispetto a quanto siamo abituati a vedere sulle Audi di serie: questo perché l'auto è completamente elettrica e, dunque, non vi è la necessità di un'ampia griglia frontale per il raffreddamento degli organi meccanici. Il Single Frame, in questo caso, va a creare il volume dell'abitacolo, chiudendolo al posteriore.


Una vettura riconfigurabile per andare praticamente ovunque, come suggerisce il nome Turracher ma anche la scelta degli interni: i sedili si possono spostare per creare uno spazio di carico utile per stivare le attrezzature sportive del nostro utente, e anche i materiali utilizzati sono stati scelti per essere "a prova di vita dinamica". Ci spiega meglio Fabio Canella:

Questo significa che, nelle parti dove è maggiore il contatto fisico con le attrezzature, sono stati scelti materiali robusti e volutamente meno raffinati, mentre nelle parti a contatto con l'uomo, corrispondenti ai sedili e alla parte superiore dell'abitacolo, si sono scelti materiali e abbinamenti cromatici più premium, in linea con le richieste di Audi.

Audi Turracher è stata presentata in tre diverse configurazioni con una scelta di color&trim cucita su misura per tre ambienti/utilizzi specifici.

e-Nova: la sedan "trasformabile" su misura per i giovani


Niente SUV, invece, nel progetto Audi e-Nova di Dario Grenci, Carlo Baldi, Roberto Cannistrà e Ji Lanxiang. La base di partenza, in questo caso è quella di un'Audi A3 Sedan. Obiettivo: avvicinare la berlina ai giovani, plasmandone la carrozzeria attraverso un'accurato studio dell'aerodinamica in funzione dell'efficienza energetica.

Anche in questo caso si è scelto di partire da un utente giovane o comunque con uno stile di vita giovanile, indagando sui motivi per i quali i giovani non riescono ad essere attratti dalle berline a tre volumi, nonostante queste siano il modo più classico per rappresentare lo status symbol di una persona. Per rispondere a queste domande, i designer hanno valorizzato tutto ciò che c'è di buono nel concetto di "berlina": spazio interno, forma slanciata, migliore penetrazione aerodinamica. Come spiega Roberto Cannistrà

Ritrovando nella A3 Sedan tutti questi concetti, abbiamo deciso di potenziarli ulteriormente, puntando sull'ottimizzazione aerodinamica e su un color&trim estremamente caratterizzante. La vettura è totalmente elettrica e offre un'abitabilità posteriore ancora maggiore grazie ad un passo leggermente più lungo. Il tutto mantenendo la forma slanciata della berlina, che qui è ulteriormente valorizzata per via del cofano più basso e dell'abitacolo arretrato.

Gli interventi aerodinamici di Audi e-Nova sono i canali per il passaggio dell'aria, uno nella zona dei proiettori (con sfogo dell'aria dalla texture sul passaruota per alleggerire la pressione all'anteriore), e uno nella parte inferiore (per raffreddare i condensatori e i radiatori dell'acqua per i sistemi elettrici e per le batterie). Questi canali sono a loro volta divisi da delle alette, che vanno a dividere i flussi nelle varie zone. Queste alette, realizzate con un colore contrastante e molto contemporaneo, contribuiscono ad esaltare la caratterizzazione estetica della vettura, disegnando un Single Frame "virtuale".


Il vero device aerodinamico che più caratterizza la e-Nova è sicuramente la coda allungabile, che ha la sua massima efficacia nei percorsi extraurbani: realizzata con un telaio in fibra di carbonio e un tessuto di derivazione velistica in carbon-kevlar, la coda è al contempo leggera e resistente e fuoriesce con una lunghezza di 40 centimetri, avvicinando la vettura alla struttura ideale del fuso, la migliore per neutralizzare con la migliore efficienza possibile i flussi aerodinamici. Il nome e-Nova spiega da una parte la trazione elettrica, dall'altra il riferimento alla Supernova, la stella che si trasforma.

Abbiamo menzionato all'inizio la combinazione color&trim: i ragazzi del gruppo hanno pensato a due soluzioni per la tinta esterna: una blu, che dona un senso di imponenza e presenza su strada all'auto, rendendola piantata a terra, e un'altra rossa, per un effetto più dinamico, caratterizzante. Insomma, per farsi notare. Ad impreziosire l'estetica della vettura contribuiscono poi le texture a trapezio, che interessano gli sfoghi dell'aria sui passaruota, i cerchi in lega e il tetto, dove si è pensato anche alla presenza di un tettuccio fotovoltaico.


Il trattamento delle superfici esterne è un vero omaggio ai tratti stilistici tipici delle berline e delle coupé Audi, qui ulteriormente evoluti per rendere l'auto più innovativa. I "muscoli" si vedono subito in corrispondenza dei passaruota, che evidenziano la trazione integrale quattro con una Tornado Line che qui si fa più fluida e sensuale.

La caratterizzazione prosegue poi nell'abitacolo, dove i sedili sono avvolgenti e la guida sportiva è assicurata, insieme però ad un elevato livello di comfort, grazie anche ad una scelta di materiali preziosi ma sempre ottimizzati per essere riciclati o comunque avere un basso impatto ambientale: stiamo parlando dell'ecopelle, dell'Alcantara, dell'alluminio e del bambù.

Treviri: la citycar che unisce l'utile al dilettevole


L'ultimo progetto Treviri, ad opera di Dario Capraro, Giovanniedoardo Chiesa e Ayhan Bekir Mehmed, è quello che attrae su di sé il maggior numero di curiosi. Ci troviamo infatti di fronte ad un veicolo rivoluzionario per il marchio Audi, forse ancora di più dell'Audi A2 dei primi anni 2000.

Dopotutto, la base di partenza era quella di una Volkswagen e-Up, una citycar ultracompatta. La sfida, in questo caso, era quella di proporre una vettura da città che rispondesse ai requisiti premium da cui nessun'Audi può prescindere. Nel caso delle citycar, l'aerodinamica assume un valore fondamentale per la riduzione dei consumi, per la tenuta di strada e per la velocità massima.


Il lavoro del gruppo è stato quello di attuare due approcci paralleli: da una parte applicare l'aerodinamica in senso "tecnico", dall'altra pensare agli aspetti più emotivi ed emozionali, che spingono le persone ad avvicinarsi ad un auto del genere. Per quanto riguarda il primo aspetto, le dimensioni ultracompatte (3,43 m di lunghezza, 1,70 m di larghezza e 1,43 m di altezza) non hanno impedito ai ragazzi di optare per una carrozzeria a due volumi ben distinti, questo per evitare un'eccessiva resistenza aerodinamica. Trattandosi di un'elettrica pura, il volume anteriore è stato utilizzato per ospitare un capiente bagagliaio, che si unisce a quello presente sopra il motore posteriore. Degna di nota è la soluzione aerodinamica pensata dai ragazzi, come spiega Giovanniedoardo:

Trattandosi di una vettura dal volume estremamente compatto, abbiamo allungato la coda il più possibile con un grande spoiler per avere gestione ottimale nel distacco del flusso. Altri device aerodinamici sono le ruote lenticolari, con un elemento centrale che si apre e per svuotare la pressione del flusso nei vani ruota e si chiude per ridurne la resistenza aerodinamica. Per lo stesso motivo anche il fondo della vettura è piatto. Non ultimo, nella gestione dei flussi, è stata realizzata una presa d'aria nella parte inferiore del veicolo, con sfoghi laterali appena dietro il passaruota anteriore. Il risultato è un veicolo "plasmato" dall'aria.



Al di là dei pur interessanti elementi aerodinamici, ad incuriosire di più nella Treviri è il trattamento della fiancata. Questa è pensata per accentuare la differenziazione della vettura nelle due modalità previste (attiva e passiva): nel caso di guida attiva, il conducente ha il controllo della vettura e ha a disposizione un volante, mentre le informazioni di guida sono fornite dal display davanti a sé. Il secondo display, identico al primo, funge da centro di controllo per il sistema di infotainment e di tutte le funzioni secondarie dell'auto. In modalità "passiva" (e qui ci ricongiungiamo all'aspetto emozionale della vettura), è l'auto a guidare, lasciando ai due occupanti la possibilità di godersi il viaggio. Le due poltrone diventano chaise longue (da qui la linea di cintura "spezzata" che serve a far vedere l'ambiente esterno anche quando si è sdraiati) e l'abitacolo si trasforma in una lounge in cui rilassarsi e godersi l'illuminazione LED che corre lungo tutto l'abitacolo e i profumi provenienti dagli oli essenziali d'ispirazione giardino zen, per un'esperienza multisensoriale. In questo caso, i due schermi scorrono su dei binari, allontanandosi dalle poltrone per lasciare più spazio utile.

La scelta di optare per una configurazione a soli due posti è stata guidata dalle tendenze attuali, che vedono una media inferiore alle 2 persone per ogni auto circolante. Non avrebbe avuto senso, dunque, mettere alle strette i due occupanti principali con un divanetto che sarebbe stato praticamente inutilizzato nella maggiorparte dei casi.


La scelta dei materiali e delle combinazioni cromatiche risponde alle esigenze di sostenibilità: per questo, il gruppo ha optato su fornitori che ponessero grande attenzione sulle materie che fossero riciclabili o che avessero un lungo ciclo di vita, prediligendo quelli più leggeri e facili da utilizzare. I colori, invece, come del resto tutta l'impostazione dell'auto, si rifanno ad un ambiente raffinato, d'ispirazione nautica, in combinazione con l'esigenza di qualità premium e di attenzione ai dettagli tipica dell'heritage Audi.

Infine, soffermiamoci sul nome Treviri: una delle capitali del Triumvirato Romano, spiega bene la duplice natura del concept: l'unione tra la parte attiva e quella passiva, l'interconnessione tra l'aspetto "teutonico dell'auto (tra cui le scelte tecniche e aerodinamiche) e quello più "mediterraneo", legato alla cultura del benessere e del piacere.

Il Master TAD08 in sintesi


Le Audi come mai le avete viste prima. I risultati del Master TAD08 anticipano un mondo - quello dell'automotive - al centro di una delle più grandi trasformazioni di sempre, che vede l'arrivo di nuove forme di mobilità (guida autonoma, condivisa e connessa) abbinate ad una profonda ristrutturazione dei powertrain, che abbandoneranno presto i combustibili fossii in nome dell'elettrico e dell'idrogeno. Il tutto in un'ottica di sostenibilità ambientale e di aumento della sicurezza stradale. I quattro progetti sono visibili fino al 28 luglio 2017 presso l'atrio dell'edificio B2 all'interno del campus Candiani della Scuola del Design del Politecnico di Milano.

Le opportunità del Master TAD

Giunto alla sua ottava edizione, il Master di primo livello in Transportation & Automobile Design rappresenta un percorso di eccellenza volto a preparare gli studenti laureati in Design, Ingegneria e Architettura ad affrontare "le sfide professionali che i centri stile delle aziende attive nel settore della progettazione dei mezzi di trasporto, richiedono in questi anni di profonda trasformazione e di radicale innovazione del settore".

Durante i quindici mesi di frequenza, i ragazzi del Master TAD vengono preparati sia dal punto di vista tecnico, attraverso lezioni su materiali, tecnologie, modellazione e ricerca, sia da quello più creativo, sperimentando al contempo l'intero processo di sviluppo di stile tipico delle industrie automobilistiche.

Per tutte le informazioni più approfondite sul Master TAD vi rimandiamo al

Simone Facchetti

Galleria fotografica courtesy of Master in transportation & Automobile Design - Poli.Design

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