Nissan ed Enel, parte dall'Istituto Italiano di Tecnologia la svolta del V2G

02 Maggio 2017 0


L'auto elettrica è la rivoluzione del secolo attuale per il mondo dell'auto? Forse. Nonostante quasi tutti i costruttori si affrettino a dichiararlo il primo obiettivo dei propri piani futuri, restano ancora molti nodi da sciogliere a riguardo. Le batterie e la loro produzione costano ancora troppo per poter parlare di economie di scala sufficienti da permettere a chiunque (o quasi) di dotarsi di un'auto a zero emissioni.


Leaf (ancora) protagonista

Nissan si è mossa per tempo, prevedendo quanto sarebbe stato poi chiaro a tutti in tempi recenti: l'auto a batteria aiuta a ridurre l'inquinamento e soprattutto è necessaria per raggiungere i limiti di emissione massimi richiesti dalle normative Euro 6.

La prima applicazione di massa, introdotta nel 2010, si chiama Nissan Leaf ed è stata un successo commerciale, se paragonata ai numeri fatti dalle altre elettriche fin qui sul mercato. A livello mondiale del resto la Leaf è la più venduta mentre in Italia è seconda solo alla parente stretta (il Gruppo Renault-Nissan è proficuo da questo punto di vista) Renault Zoe.

Ora Nissan Leaf, dopo oltre 50 mila unità vendute, si rende di nuovo protagonista con un programma "V2G", un progetto pilota presentato oggi alla stampa nazionale in collaborazione con Enel e l´Istituto Italiano di Tecnologia di Genova.


L'ultima rivoluzione parte da Genova

L'IIT ed Enel stanno portando avanti dal febbraio 2016 una collaborazione che ha come obiettivo, tra gli altri, quello di perseguire l´industrializzazione e l´applicazione integrata di prodotti, servizi e soluzioni innovative nel campo dell´efficienza energetica e della generazione distribuita.

I campi applicativi riguardano principalmente la realizzazione di batterie al grafene, di pannelli fotovoltaici più performanti sempre grazie all´utilizzo di grafene e un nuovo sistema di produzione rinnovabile capace di sfruttare il moto del mare.

Oggi la collaborazione tra Enel e IIT è stata allargata a Nissan, che ha messo a disposizione due Leaf per dare vita al primo car sharing aziendale a zero emissioni. L'obiettivo del progetto pilota però è ben più vasto e punta ad una prima, piccola, applicazione della tecnologia di ricarica Vehicle-to-grid (V2G, appunto), che permetterà di utilizzare l'auto come batteria a quattro ruote.


La Leaf lavora come una centrale

Inizialmente le due colonnine installate all'IIT di Genova lavoreranno come quelle fin qui presenti sulle nostre strade, ricaricando le batterie da 30 kWh delle Leaf in dotazione. Successivamente però il sistema elettrico dovrebbe essere in grado di lavorare in maniera bidirezionale, ricevendo così l'energia dall'auto stessa, normalizzando in questo modo il consumo di energia nella rete elettrica nazionale.

Semplificando, le auto saranno delle piccolissime centrali elettriche che (tramite microscariche e microcariche) doneranno energia al sistema quando ce ne sarà bisogno, ricevendone a loro volta nel momento in cui dovranno mantenere alto il livello di carica. Così il cliente potrà essere tranquillo che l'auto sarà sempre carica quando deve utilizzarla e senza che il proprietario si accorga di nulla avere anche una funzione attiva nella gestione dei picchi energetici della rete (grid, appunto) locale e nazionale. Non è finita qui però, perché il cliente potrà addirittura guadagnare quando la sua elettrica fungerà da donatrice.


Un nuovo modo di intendere l'auto

Questo significa immaginare un nuovo modo di intendere l'automobile: da "semplice" mezzo di trasporto ad (addirittura) fonte di guadagno. Questo sarà possibile proprio in virtù della funzione che l'auto avrà nel rendere più stabile la rete energetica. Con la prospettiva di rendere l'automobile elettrica sostenibile dal punto di vista dei costi in maniera autonoma, le aziende potranno mettere a disposizione vetture elettriche per il car sharing aziendale gratuito portando innegabile beneficio ai dipendenti che lo utilizzeranno.

Lo scontro con la normativa vigente

Tutto questo però rimane per ora relegato al mondo della teoria, almeno fino a quando la normativa non permetterà all'auto di scambiare energia con la rete nazionale e fino a quando L'IIT, Enel e Nissan non dimostreranno che l'esperimento avrà funzionato in piccola scala. Lo scoglio normativo rimane poi uno dei più pesanti "nodi" da sciogliere, che si aggiunge a quelli citati all'inizio.

Ovviamente due sole Nissan Leaf non potranno rivoluzionare proprio nulla. Servono migliaia di auto elettriche che, collegate alla rete infrastrutturale, possano mettere in pratica su larga scala quanto immaginato oggi da Nissan, Enel ed IIT ed in questo i costi dell´auto, la loro autonomia e la capillarità della rete avranno un peso enorme. In questo la sfera pubblica dovrà di certo avere un ruolo fondamentale di sostegno attivo (anche economico) e non solo di "falco" pronto a mettere gli artigli sui prossimi bancomat...pardon, veicoli a zero emissioni del futuro.


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