Per la guida autonoma c'è anche Grand Theft Auto V

18 Aprile 2017 0


L'utilizzo di simulatori di guida negli anni più o meno recenti ha reso più semplice la vita ai piloti e alle scuderie, riducendo i tempi di sviluppo ed anche i costi per lo sviluppo stesso. Perché allora la stessa logica non potrebbe essere applicata anche allo sviluppo dei software per l'applicazione della cosiddetta guida autonoma?

Bloomberg riporta l'analisi redatta dopo qualche chiacchiera qua e là nella Silicon Valley e non solo, da cui è trapelato che ad essere utilizzati nella creazione dei software sono videogiochi quali Grand Theft Auto V.

Ecco, la curiosità vera e propria è piuttosto quella che ad essere impegnato in prima linea sia il capitolo bestseller di Rockstar. L'intelligenza artificiale permette infatti di sviluppare una reazione ad un errore, così da correggere ciò che ancora non funziona nei vari software utilizzati. Per quanto possa sembrare strano, i videogiochi ultra-realistici sono in grado di generare dati simili a quanto raccolto dalle auto in strada.

"Basarsi solo sui dati provenienti dalla strada non è una cosa pratica", afferma Davide Bacchet, responsabile dello sviluppo tecnico per la startup NIO.

E per pratico si intende anche economico:

"Con le simulazioni puoi creare scenari e situazioni diverse e riprodurle all'infinito"

Abbiamo visto che le auto a guida autonoma, in questa fase di sviluppo, sono ovviamente soggette ad errori e perciò gli incidenti avvengono, nonostante non siano affatto frequenti quanto quelli in cui sono coinvolti esseri umani. Con l'aiuto di Grand Theft Auto V ed i suoi 262 veicoli, 1.000 simulazioni imprevedibili di animali e pedoni ed anche 14 situazioni metereologiche diverse è possibile estrarre una mole enorme di dati senza nemmeno mettere a rischio mezzi e persone nel mondo reale.

Ovviamente non si afferma che Los Santos sia identica alle situazioni in cui può muoversi un'auto reale (specialmente in un Paese diverso dagli enormi spazi aperti del suolo americano), però "il videogioco è la situazione più completa da cui possiamo estrarre dati utili", afferma Alain Kornhauser, professore della Princeton University del team Princeton Autonomous Vehicle Engineering.

L'orologio scorre e, sebbene diverse aziende abbiano già dichiarato di assumersi la responsabilità in caso di incidenti o inaffidabilità dei sistemi autonomi, utilizzare strumenti diversi potrebbe accorciare i tempi ora che i costruttori si avviano al rush finale che terminerà attorno all'anno 2020.

Anche la legge però vuole giocare la sua parte e per questo è importante trovare un modo per "considerare i chilometri 'percorsi' al simulatore alla stregua di quelli fatti su strada". In questo caso, dimostrare l'affidabilità delle auto senza pilota sarà più semplice e, di conseguenza, sarà più facile ottenerne l'eventuale omologazione. A riguardo comunque il quadro legislativo rimane ancora poco chiaro.

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