Kia: ibrido o a idrogeno, basta che sia SUV

01 Agosto 2016 0


Kia è al lavoro sulla prossima generazione della piccola Rio, che potrebbe presto avere un'interpretazione in chiave crossover, abbinata ad un powertrain ibrido plug-in. Mentre un altro modello, probabilmente ancora a ruote alte, sarà alimentato ad idrogeno.

SUV sì, ma ecologico

Nissan Juke, Fiat 500X, Opel Mokka X e le altre dal 2017-18 avranno un nuovo, temibile concorrente: Kia sta infatti per lanciare un crossover di segmento B basato sulla nuova generazione di Rio (in arrivo il prossimo anno), ma la vera notizia è che sarà il primo B-SUV ad adottare la tecnologia ibrida plug-in (in opzione).

Lo ha annunciato il capo di Kia per l'Europa Occidentale, John Kim, confermando l'arrivo di entrambi i modelli di segmento B entro i prossimi due anni. Il nuovo crossover sarà molto simile a quanto già visto sui più recenti crossover Kia, a cominciare dal segmento C Sportage (qui il nostro HDtest) e dal crossover ibrido Niro, il primo mild-hybrid della casa coreana, a cavallo tra il segmento B e il C: a dominare saranno quindi delle linee pulite, con proporzioni piacevoli e un frontale dominato dal tiger nose Kia e da fari sviluppati in altezza.

Il futuro? Idrogeno prima dell'elettrico


Tra le priorità di Kia, dopo l'ibrido plug-in, vi è lo sviluppo della mobilità a idrogeno, ancor di più di quella solo elettrica: alla ix35/Tucson che è già su strada si affiancherà infatti un'ulteriore modello della "sorella" coreana, in grado di offrire una tecnologia più evoluta.

Anche qui la parola d'ordine sarà SUV: non tanto perché è di moda, quanto per le esigenze di stoccaggio del pacchetto bombole-batterie, che richiedono un veicolo di dimensioni generose, specialmente nell'altezza da terra. Gli unici dubbi rimangono su quanto il mondo sia pronto ad accogliere questo tipo di vetture, specialmente per quanto riguarda la presenza di un'adeguata rete di infrastrutture.

Secondo la dirigenza di Kia, l'idrogeno e l'ibrido, oltre all'elettrico, sono le uniche strade possibili dopo l'impatto devastante che lo scandalo Dieselgate ha avuto sulla reputazione dei motori a gasolio.


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