Suzuki Address 110: recensione di HDmotori

15 Aprile 2015 0


Sebbene Suzuki offrisse già una ricca gamma di scooter con la serie Burgman, mancava un modello prettamente cittadino che puntasse su prezzo ridotto, dimensioni compatte e cilindrata più piccola.

Così arriva Suzuki Address 110, l'ultimo pezzo del puzzle che abbiamo messo alla prova proprio nel suo habitat naturale, la città. Testato nelle strade di Torino, Address ci ha accompagnato anche in un piccolo "fuori città" affrontando le colline circostanti e persino qualche salita "stressa motore".


Per la recensione Suzuki Address partiamo dall'estetica: lo scooter si presenta con dimensioni compatte che nascondono però un sottosella ampio per un casco integrale e per la dotazione anti-pioggia d'emergenza: un paio di copri pantaloni impermeabili e la consueta giacchetta.

Il retroscudo propone un ulteriore litro per contenere gli oggetti di tutti i giorni, dal cellulare ai guanti passando per chiavi e portafoglio. La comodità dei due vani è indiscussa, sebbene manchi almeno uno sportello per togliere quella paura di "perdere gli oggetti" mentre si viaggia.


Sobria la strumentazione che si riduce all'osso: la visibilità è perfetta anche con il sole a picco (a parte le spie che in questo caso "sbiadiscono leggermente") ma le informazioni disponibili sono solo quelle su velocità, chilometraggio totale e livello del carburante. Un piccolo orologio non avrebbe guastato...


Seduti in sella notiamo l'ottimo compromesso tra dimensioni e comfort. Memori della comodità dei vari Burgman, persino il 125 e 200, riscopriamo un'attenzione simile per questo Address, sebbene manchi la sella "divano" che avevamo apprezzato sui fratelli maggiori.

Nonostante questo la seduta è buona, non eccessivamente rigida e resa comoda dalle ampie pedane piatte che ci permettono di trovare la giusta posizione per gambe e piedi. Le sospensioni lavorano bene per assorbire le asperità della città (sanpietrini e tombini) così come le buche medie del fuori città, andando in crisi solamente con quelle più profonde e "violente" per via dell'escursione.

Facilmente accessibili i pulsanti della strumentazione che, rispetto ai classici "pulsantoni" Suzuki, su questo Address sono più compatti nelle dimensioni. Buono anche il supporto per la schiena che si fa inadeguato solamente per le percorrenze più lunghe, complice un posteriore rigido. I più alti, infine, potrebbero trovare qualche piccolo fastidio solamente per il blocchetto di accensione con la chiave (si parla di superare gli 1.80).

Chicca di questa Address, per quanto riguarda le leve, è il "freno a mano", un sistema di blocco del tamburo posteriore che si attiva e disattiva con una facilità disarmante e permette sia di parcheggiare lo scooter in discesa, sia di tenerlo fermo nelle pendenze così da avere entrambe le mani libere e non costringerci a tenerne una sul freno.


Trattandosi di uno scooter cittadino dal punto di vista uditivo non si può certo parlare di gioie nel sound. Il piccolo monocilindrico si lascia a qualche flebile ed insoddisfacente ruggito ma l'analisi uditiva che più ci interessa è quella degli scricchiolii.

Qui l'Address paga qualcosa nella zona del retroscudo, lasciandoci con una punta di amaro per i fastidi uditivi che, sebbene tollerabili, ci costringono a qualche vibrazione in accelerazione. Ottime, invece, le finiture per il resto dello scooter.



"Snasare" la categoria di questo Address è difficile dato che si tratta di una proposta per chi vuole la cosiddetta "via di mezzo", uno scooter che abbia più brio di un cinquantino nelle stesse dimensioni e che costi meno di un 125. Sul mercato le proposte non sono numerose e Suzuki si inserisce con il prezzo d'ingresso più basso.

Per farlo sfrutta comunque caratteristiche di tutto rispetto e in linea con la concorrenza a partire dal motore. Il monocilindrico è un piccolo fenomeno di consumi: nonostante un serbatoio da poco più di 5 litri possiamo infatti percorrere 250 chilometri con un po' d'attenzione. Il tutto si traduce in 2 litri bruciati ogni 100 km, dato molto realistico poiché nel nostro test, con gas sempre a manetta e con una buona porzione di strada in salita, abbiamo visto l'indicatore del carburante subire una variazione molto contenuta.


Il 113 cc ha anche un altro vantaggio: la potenza. A disposizione del pilota ci sono 9 cavalli e 8.6 Nm a 6000 giri, dati che permettono quel brio in più rispetto al solito cinquantino e che, nella pratica, ci hanno permesso di superare con una maggior sicurezza nel fuori città e, soprattutto, di non arrancare nella salita verso le colline torinesi: in sella all'Address non c'è il rischio di essere "quelli lenti" che creano il serpentone di auto in coda durante la scalata.

Complice in questo è anche il peso piuma: 97 chilogrammi con il pieno sono facili da gestire in tutte le manovre grazie anche ad una buona ciclistica.


Le sospensioni hanno permesso infatti una buona stabilità nei curvoni e nei tornanti oltre ad un'agilità assicurata nel traffico cittadino. Aumentando la velocità il comparto ciclistico va leggermente in crisi, specie quando in piega incappiamo in strade dissestate dove la reazione delle sospensioni non è immediata. Grazie al peso ridotto, però, si tratta di situazioni assolutamente gestibili.

Infine la frenata è potente e ben dimensionata nel range di utilizzo: il disco anteriore si è rivelato ottimo anche nello "stress test" in discesa, il posteriore va spesso al blocco quando ci si ferma da velocità non proprio cittadine.


Tirando le somme Suzuki Address si è rivelato un modello riuscito, sebbene qualche punto migliorabile ci sia. Il blocchetto di accensione sfrutta l'ottimo sistema di protezione magnetica che "chiude" l'ingresso evitando il rischio della classica "spadinata" durante il tentativo di furto ma può dare fastidio ai più alti e andrebbe riposizionato.

Lavorando su questo, sulla riduzione delle vibrazioni nella sezione anteriore e aggiungendo un coperchio ad almeno uno dei due vani nel retro-scudo l'Address si avvicinerebbe molto alla perfezione nella sua categoria.

Il tutto è disponibile a 1.899EUR nella versione base, meno interessante di quella da 1.999EUR che include bauletto (30 litri con poggiascherna) e piastra di serie.  Interessante anche la proposta di finanziamento ad interessi zero (49EUR di acconto e 24 rate da 80EUR).


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