Yamaha XSR 700: recensione di HDmotori

28 luglio 2016

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Yamaha XSR 700 è l’interpretazione moderna di un classico degli anni settanta, un modello che sfrutta la moda delle “moto vintage” per proporre un look retro ben mixato con la tecnica moderna.

vistaLa base è infatti quella della MT-07, naked nascosta bene in questa media che sfoggia l’immancabile faro rotondo, e si dota di particolari in alluminio, una sella classica e non dimentica la modernità grazie al posteriore con luci a LED. Il design è di quelli che diventa sempre più piacevole man mano che la guardiamo, nonostante un po’ di confusione nella zona del blocco motore che non gode della pulizia apprezzata sulle nuove classiche di Triumph della gamma Street Twin/Bonneville.

L’occhio qui si sofferma sui materiali di qualità di questa XSR, l’alluminio stampato per le cover del serbatoio, il supporto del parafango o le cover del radiatore, tutti particolari che spiccano ancora di più considerato il prezzo che rende questa moto accessibile.

Bella la strumentazione: leggibilità ottima, tante informazioni tra cui marcia inserita e qualche chicca software moderna come l’indicatore della modalità eco (dove supererete tranquillamente i 20 con un litro) o l’attivazione automatica di un terzo contachilometri parziale non appena si entra in riserva: comodissimo!!

uditoPoco aggressivo il sound di questa XSR che risulta strozzata dallo scarico originale: comparata con Scrambler di Ducati e Street Twin di Triumph, infatti, la 700 giapponese si mantiene su un timbro orecchiabile ma molto sommesso. Su una classica la sensazione uditiva assume un ruolo di importanza quasi primaria rispetto alle naked, un po’ come sulle sportive. Per rimediare c’è lo scarico di Akrapovic, ma il prezzo non è proprio “budget”. Per il resto, invece, XSR non ci infastidisce con rumori di plastiche cedevoli o scricchiolii.

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tatto

Il comfort c’è tutto: Yamaha XSR 700 sfrutta una sella larga e comoda anche se poco adatta alla guida sportiva. Ovviamente  quando andrete autostrada vi prenderete badilate di vento in faccia dato che la posizione non è per nulla caricata sull’anteriore (lo è ancora meno rispetto alla MT-07) e manca il cupolino. Il vantaggio, però, è quello di una postura eretta che non fa stancare e le sospensioni dal setup morbido (ma progressivo  per adattarsi anche alla guida più “spinta”) assorbono benissimo le buche. Poche le vibrazioni nella zona del manubrio mentre per quanto riguarda la zavorrina ci si trova di fronte ad una postazione comoda per la seduta e un po’ meno per quanto riguarda gli appigli che mancano.

Il cambio è morbido e le marce entrano facilmente. Parlando della strumentazione, invece, la scelta di Yamaha è stata quella di proporre comandi poco ingombranti: a livello estetico si tratta di un vantaggio ma con i guanti più spessi si rischia di suonare il clacson qualche volta di troppo. Per gestire il computer di bordo, invece, vanno usati i pulsanti sulla cornice della strumentazione dato che i blocchetti non propongono selettori ma solo frecce, clacson, accensione, luci e pulsante per le quattro frecce.

L’unico punto grigio è quello dei comandi a pedale, specie per quanto riguarda il freno posteriore che sembra troppo lontano rispetto alla pedana e sembra fatto per piedi “da gigante” vista la distanza.

olfatto

Yamaha XSR 700 è una moto che convince anche per la tecnica. Innanzitutto il motore è un bicilindrico tra i più godibili, che regge la guida rilassata alla ricerca del panorama senza strappare, proponendoci un’erogazione lineare molto elettrica (che però non potrebbe piacere a tutti). E’ oggettivo, comunque, che la XSR riesca a farsi guidare con una facilità impressionante, complice la buona ciclistica che rende questa moto agile nel misto stretto, sostenuta da un motore in grado di darci dentro quando necessario senza buchi d’erogazione e forte di 74 cavalli a 9000 giri e una buona coppia, 68 Nm a 6.500 giri.

Dati irrisori per chi non guarda le moto dai 100 cavalli in su ma che su questo modello diventano perfetti e permettono di divertirsi dato che bisogna spingere una moto da soli da 186 chili col pieno che si guida con una facilità quasi disarmante. Non manca il carattere: al di sotto dei 6.000 vi ritrovate con una moto talmente dolce e regolare che diventa perfetta per fare l’esame da scuola guida. Superata questa soglia si entra in modalità “cattiva” e il motore spinge fino ai 9.000 dandoci la massima potenza.

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In più Yamaha XSR 700 frena bene: i doppi dischi a margherita da 282 mm son morsi da pinze a quattro pistoncini e affiancano il posteriore da 245 mm con ABS a condire il tutto. La sensazione è quella di un’impianto leggermente spugnoso, una firma tipica di molte giapponesi: non abbiamo la pinzata decisa ma la modulabilità c’è ed aiuta i principianti. Le prestazioni sono indiscusse e la XSR si arresta senza problemi anche quando, senza accorgercene, ci troviamo ad andare più veloci di quanto pensassimo.

Le sospensioni che non brillano di certo nella scheda tecnica: mancano le regolazioni (ad eccezione del precarico per il posteriore) ma non per questo mancano le prestazioni. Morbide per non farci soffrire assolutamente i sanpietrini di Milano e le buche, le sospensioni godono di un sostegno progressivo che rende agibile anche la guida sportiva. Come anticipato il misto stretto è il più divertente complice la facilità di guida da bicicletta, sebbene i problemi siano due: buttare fuori il corpo dalla sella non è comodissimo visto che si tratta di un elemento nato per stare comodi e le pieghe sono quasi “troppo facili”, rischiando di grattare la pedalina in più di un’occasione.

gusto

E’ chiaro che Yamaha, con questa “classica”, che un punto d’ingresso nel mondo della personalizzazione per quanto riguarda l’estetica, senza però per questo presentare al cliente una base priva di carattere.

Yamaha XSR700 può essere descritta come una moto perfettamente bilanciata, assolutamente onesta nel rapporto qualità/prezzo ma anche divertente. A 7.490€, poi, ci invoglia anche a spendere qualcosa in più per attingere agli accessori che potete configurare con l’app dedicata.

I difetti? Pochi: lo scarico è triste e troppo civile e lìAkrapovic costa tanto, la seduta del pilota è un po’ duretta e la sella del passeggero non è il massimo e spinge verso il pilota. Mancano poi gli appigli di qualsiasi tipo ma il problema si risolve viaggiando da soli: Yamaha ha previsto la possibilità di smontare facilmente il telaietto posteriore così da offrire una possibilità di personalizzazione non indifferente. La tentazione di lasciare a casa la zavorrina sarà tanta…

Abbigliamento tecnico utilizzato:

  • casco Shark Evo One recensione
  • giacca Spidi 4Season
  • giacca Spidi Flash Tex
  • guanti Spidi TXR
  • guanti Spidi JAB RR
  • action cam: Activeon CX – GoPro Hero 3 Black